lunedì 28 luglio 2014

Racconto - "22:22 (prima parte)"

L’insegna al neon blu Divina Chloe proiettava riflessi scuri sull’uomo con la pistola. Lui la puntava verso di lei: Chloe, proprietaria del piccolo stanzino in cui si trovavano e dove riceveva i clienti.
L’uomo premette il grilletto. Il colpo partì all’improvviso. Lei si piegò all’indietro e il suo sguardo si posò sul display della sveglia elettronica posta sul tavolo. I numeri di luce rossa segnavano le ventidue e ventidue.
Chloe si svegliò sudata e angosciata. Mai prima di allora le era successo di poter vedere il futuro in sogno. Soprattutto il suo. Sapeva l’ora esatta in cui sarebbe morta.

«Buongiorno, Chloe» la salutò Omar, scostando una ciocca bionda dalla fronte bagnata dal sudore. «Hai dormito bene?»
Chloe lo guardò senza interesse, facendogli un semplice cenno con la mano. L’uomo rimase in attesa di una risposta per qualche secondo, poi vedendola proseguire oltre, tornò a spalare il terriccio con la vanga.
Non voleva essere sgarbata, ma dopo essersi svegliata dall’incubo non era più riuscita ad addormentarsi e le era rimasto addosso un umore pessimo. Aveva atteso che gli altri avventori delle giostre uscissero dalle loro roulotte e si era decisa a fare altrettanto. Restare chiusa nella sua non l’avrebbe certo aiutata a fare chiarezza su quanto aveva appreso.
Si diresse al chiosco delle bibite e vide che Don era già al lavoro. «Un caffè nero, per favore.»
«Subito» rispose, con al fianco la moglie Rita, che stava imbottendo con solerzia una fila di panini disposti davanti al tagliere.
Tutti erano in fermento per l’apertura di quella sera. Erano arrivati in città un paio di giorni prima e ci sarebbero rimasti per un mese, prima di spostarsi verso la tappa successiva. Ormai la maggior parte delle attrazioni erano state montate, si trattava solo di sistemare pochi dettagli e avrebbe avuto inizio l’intenso periodo di lavoro che caratterizzava la stagione estiva. 
Chloe non era mai particolarmente agitata come gli altri per l’arrivo dei visitatori, ma questa volta era diverso: qualcuno avrebbe scelto di entrare nell’antro della chiromante per ucciderla.
Rita accese la radio e la sintonizzò sulla stazione che trasmetteva il primo notiziario del mattino. La voce gracchiante del cronista terminò la notizia su un incidente stradale e annunciò le previsioni del tempo.
Chloe ritirò il suo caffè e porse una coppia di monete a Don.
«Speriamo che questa volta ci azzecchino. Non mi va di iniziare la stagione con un acquazzone» disse lui.
Chloe sorseggiò la bevanda alzando le spalle.
«Prima di lasciare spazio ai programmi della nostra stazione, una notizia dell’ultima ora. Il detenuto Tom deMassi è evaso questa notte dal carcere. L’uomo, accusato dell’omicidio dei genitori, è riuscito a stordire la guardia che lo stava accompagnando in infermeria dopo uno scontro con un altro detenuto. Al momento è riuscito a far perdere le sue tracce. Le televisioni dirameranno al più presto l’identikit: l’uomo sui quarant’anni, alto un metro e settanta, ha una corporatura snella e i capelli castani. Ha inoltre un tatuaggio a forma di spada sul braccio sinistro. Forniremo al più presto nuovi aggiornamenti.»
Rita spense la radio scuotendo la testa. «Ci mancava solo l’evaso. Stasera bisognerà tenere gli occhi bene aperti.»
Chloe li lasciò al loro lavoro e s’incamminò verso il tendone che Omar l’aveva aiutata a montare. Guardando l’insegna spenta Divina Chloe, si convinse di aver individuato il suo assassino.

Chloe mischiò le carte dei tarocchi, come faceva ogni volta che un cliente le chiedeva una divinazione sul futuro. Questa volta però era il suo destino che voleva conoscere. Le divise in tre mazzetti e li dispose due affiancati e il terzo un po’ più in alto, formando un triangolo.
Era intenzionata a trovare il collegamento che legava la sua morte a un illustre sconosciuto. Capire perché Tom deMassi voleva ucciderla, era l’unico modo per evitare che il sogno si realizzasse. Formulò nella mente la domanda sul suo destino e girò la prima carta sul mazzetto inferiore sinistro.
«Il Mago» disse ad alta voce, come in una normale seduta. «Questa carta rappresenta sia l’abilità che l’inganno. Può significare che le mie capacità sensitive mi condurranno alla verità, ma anche che qualcuno che mi è accanto non è sincero, si sta prendendo gioco di me, manipolandomi.»
Girò quindi la carta del mazzetto a fianco, osservandola dubbiosa.
«Il Matto. La carta dalla duplice valenza: follia ed innocenza. Rappresenta l’irrazionalità della vita e dell’uomo. Simboleggia anche un evento inaspettato che porta con sé un nuovo inizio.»
Non del tutto sicura dell’interpretazione definitiva del responso dei tarocchi, Chloe voltò l’ultima carta, quella posta in cima al mazzetto più alto.
«L’Eremita. Ma è rovesciato. Generalmente questa carta indica la risoluzione, la verità che viene rivelata, la luce che scaccia le ombre. Capovolta segna però la diffidenza, l’ipocrisia, qualcuno che agisce con un fine oscuro.»
La tenda che copriva l’ingresso venne scostata all’improvviso, facendola sobbalzare sulla sedia.
«Scusami Chloe, non volevo spaventarti» disse Omar, entrando nella stanza. «Non sei venuta a pranzo insieme agli altri, così ho pensato di portarti un panino e una bibita.»
«Grazie. Per fortuna ci sei tu che pensi sempre a me» gli rispose sorridendo. Nonostante i suoi atteggiamenti scostanti, che tenevano lontani buona parte dei suoi compagni di lavoro, Chloe poteva contare su Omar. L’uomo alto e grosso, non era particolarmente intelligente, ma si era comportato con gentilezza nei suoi confronti fin dal giorno in cui si era unita alla carovana delle giostre. «Scusami per questa mattina. Sono stata maleducata a non salutarti.»
«Di certo avevi molti pensieri.» Omar sorrise e posò il piatto di carta con il panino e la lattina di soda davanti a lei. «Stavi leggendo il futuro nelle carte? Dicono qualcosa di me?» le domandò sfiorandole i capelli castani.
«No. In realtà non sono nemmeno sicura che questa volta abbia funzionato.»
Chloe addentò il panino, accorgendosi di essere affamata. Omar rimase a fissarla sorridente, quasi si trovasse davanti ad uno spettacolo imperdibile.
Avvertendo un senso di disagio, Chloe chiese: «Devi dirmi qualcos’altro?»
Omar si riscosse arrossendo. «No, no. Ecco… buon appetito. Sono qui fuori, se hai bisogno.»
«Grazie. Sei un tesoro.»
Omar allargò ancora di più le labbra e uscì, orgoglioso del complimento.
Chloe terminò il pranzo in solitudine e si sentì stanca. Decise di stendersi sul divano per riposare qualche minuto, dopo avrebbe ripreso le sue ricerche. Coricata, guardò l’orario della sveglia posta sul tavolo mentre le palpebre diventavano pesanti. Le quattordici e dieci. C’era ancora parecchio tempo per sventare la morte.

A fatica Chloe aprì gli occhi. Lesse l’orario della sveglia e balzò in piedi. Le diciotto e trenta. Aveva dormito per ben quattro ore per colpa del sonno mancato della notte e tra meno di due ore le giostre avrebbero aperto l’ingresso ai clienti.
Si lisciò la gonna di velluto rosso e raccolse i capelli in una coda di cavallo. Aveva perso un sacco di tempo senza fare alcun progresso, abbandonò l’idea di interrogare nuovamente le carte ed uscì dal suo antro.
Cercò qualcuno con una radio a disposizione per poter avere informazioni sulla fuga di Tom deMassi. Seguendo il suono della musica , trovò Omar che puliva il bancone del tiro a segno con alle spalle un piccolo stereo posato su una sedia. 
«Ti spiace se cambio stazione?» gli domandò accovacciandosi accanto allo stereo.
«Non ti piace la musica rock?»
«Voglio sapere se ci sono sviluppi sull’uomo evaso» rispose, armeggiando con la manopola. Passò in rassegna tutte le frequenze, ma su nessuna trovò gli aggiornamenti. Sbuffò spazientita ed agitata. I minuti correvano e lei non arrivava a nessuna conclusione.
«Qualcosa non va? Mi sembri preoccupata.»
Chloe abbassò lo sguardo, indecisa se rivelargli o meno il motivo del suo comportamento.
«Lo sai che mi puoi raccontare tutto» continuò lui. «Ho sempre mantenuto i tuoi segreti e sono felice se posso aiutarti.»
Era vero. Omar era il suo confidente. L’ascoltava quando aveva bisogno di sfogarsi e le dava il suo aiuto in ogni occasione. Era l’unico a non guardarla come un mostro.
«Si tratta di un sogno» gli confidò infine. «Un brutto sogno, che temo si realizzi questa sera. Un uomo verrà per farmi del male e credo che si tratti della persona evasa questa mattina.»
«Ti proteggerò io!» disse Omar, battendosi la mano destra sul petto. «Resterò tutta la sera all’esterno del tuo tendone. Se dovessi riconoscere l’uomo del tuo sogno, urlerai e io verrò a salvarti.»
La soluzione di Omar le parve l’unica possibile. Non poteva contare solo su se stessa.
«Va bene. Faremo come dici tu» acconsentì. Gli accarezzò una guancia ispida per un sottile strato di barba bionda. «Sono contenta di averti come amico.» Ritornò nel suo tendone, illudendosi che il peggio fosse passato.

La sveglia segnava le ventuno e si era fatto buio. Aveva sciolto i lunghi capelli castani, facendoli ricadere su una maglietta blu a fiori bianchi, coperta da un gilet bordeaux con una tasca interna, dove aveva nascosto un pugnale; le precauzioni non erano mai abbastanza.
I primi visitatori erano già arrivati. Per lo più erano dei ragazzi, qualche coppietta e delle famiglie, Chloe li vedeva muoversi sbirciando da uno spiraglio della tenda all’ingresso. Guardandoli sereni e spensierati, li invidiò e fu colta da un dubbio. E se la sua visione non si riferisse a quella notte? Se il sogno riguardava il giorno dopo o quello dopo ancora? Aveva dato per scontato che la sua morte sarebbe avvenuta nel giro di un ora, ma non ne era più così sicura.
Distratta dai suoi pensieri, si ritrovò un giovane di fronte che la fissava.
«Sei la chiromante?» le chiese.
«Sì, prego entra pure» rispose, tirandosi indietro per farlo passare.
Il ragazzo avanzò sicuro verso il tavolo rotondo, spostò la sedia che dava le spalle all’ingresso e si sedette.
Chloe si accomodò sulla poltrona al capo opposto del tavolo ed iniziò a mischiare i tarocchi. Squadrò velocemente il suo cliente. Capelli castani, corporatura snella. E doveva avere circa la sua stessa età. Portava una maglia grigia a maniche lunghe che gli copriva interamente le braccia.
«Hai una richiesta precisa o vuoi una lettura generale sul tuo futuro?» chiese, cercando di comportarsi normalmente.
«Indovina il mio nome.»
«Cosa?»
«Se sei davvero una veggente, dimmi come mi chiamo.»
Normalmente Chloe non assecondava i tentativi dei clienti di dubitare delle sue doti. Rispondeva loro chiaramente che se non credevano, erano liberi di andarsene. In lui, anzi nei suoi occhi marroni, trovò però un sentimento che la fece agire diversamente. Lo sguardo di quel ragazzo era colmo di disperazione. Lo scrutò ancora per qualche istante con determinazione e si lasciò guidare dall’istinto. «Dustin.»
Lui si esibì in un sorriso sghembo. «Brava.»
«Allora, Dustin, hai qualche altra richiesta?»
Annuì. «Faccio dei sogni. Incubi orribili sulla morte. Voglio conoscerne il significato.»
«Riguardano qualcuno che conosci?»
«No. Cioè, non lo conoscevo. È qualcuno che ho incontrato da poco.»
«Qualcuno della tua famiglia o dei tuoi amici è morto di recente?»
Dustin scosse la testa. « La persona degli incubi è viva. Almeno per ora.» Gettò uno sguardo fugace al display luminoso della sveglia.
Chloe lo notò e controllò a sua volta l’orario: le ventuno e trenta. Meno di un’ora per salvarsi.
«Non importa. Comunque non sono sicura di poterti fornire le risposte che cerchi» disse, iniziando a disporre le carte in tre mazzetti, due affiancati e uno in alto.
«Sei l’unica che può farlo. Non posso rivolgermi a nessun altro.»
«Cosa intendi dire?»
«Non sono mai andato da chiromanti o veggenti. Fino a un mese fa credevo che fossero un branco di ciarlatani, ma ora so che le loro capacità sono vere. Ho provato sulla mia pelle quello che sopportano e ho bisogno del tuo aiuto per non impazzire.» Dustin si scansò delle gocce di sudore dalla fronte. «Nei miei sogni questo è il luogo delle risposte.»
«Continuo a non capire. Perché proprio io?»
«Perché i nostri destini sono collegati.»
Quella frase la spaventò. Nessun cliente si era mai comportato in quella maniera. Neanche i fanatici che frequentavano il suo antro ogni giorno fin quando le giostre non ripartivano.
Chloe abbandonò i tarocchi sul tavolo, indietreggiò con la poltrona e si alzò in piedi. «A che gioco stai giocando?»
«Non è un gioco. E lo sai bene.»
«Ora basta.» Chloe si allontanò dal tavolo intimorita, ma decisa a chiamare Omar.
Dustin balzò in piedi a sua volta e le afferrò il braccio. «Aspetta. Per quanto ti suoni assurdo, so cosa accadrà. Hai paura, qualcuno verrà qui per ucciderti, l’ho visto in sogno.»
Anche se era vero e quell’evento l’angustiava da tutto il giorno, Chloe replicò: «Perché dovrei crederti?»
«Perché ho visto che quella persona poi cercherà di uccidere me.»

                                                  
                                                   Continua…

lunedì 21 luglio 2014

Recearticolo film Maleficent

Il film avrebbe potuto avere come sottotitolo: “Processo di redenzione per uno dei più spaventosi tra i cattivi Disney”, perché Malefica merita indubbiamente il podio dei più riusciti malvagi dei film animati di Walt Disney e per renderla protagonista indiscussa della pellicola era ovvio che necessitasse un doveroso lavoro di “pulizia”.
Non so voi, ma da bambino ero terrorizzato da Malefica. Sarà stata la sua pelle verdognola, il suo volto allungato con i grandi occhi gialli, la sua risata profonda o quel copricapo con le corna che rimandano all’iconografia dei demoni, ma dal momento che entrava in scena avevo bisogno di un adulto accanto. Almeno fino ai sette anni.
Ecco perché, ora che sono tra gli adulti, ho provato una certa curiosità appena venuto a conoscenza che era in preparazione un film su colei che si autodefinisce (cito testualmente) La Signora di Ogni Male, cosa si sarebbero inventati per renderla attraente al pubblico?
Come già anticipato, la malvagia Maleficent (questo il suo nome in originale) ha subito un trattamento tipico quando vogliamo un antagonista come protagonista, partendo dal presupposto che cattivi non si nasce ma lo si diventa, gli sceneggiatori hanno recuperato l’elemento di base della fiaba originale di Perrault: Malefica non è una strega, ma bensì una fata e ci raccontano come ha ceduto al suo lato oscuro. Per rendere il tutto ancora più “puro” è una fata della natura, che vive nella favolistica/magica Brughiera insieme ad altri esseri magici, senza però nessun contatto con gli umani.
All’inizio del film ci viene mostrata una Malefica bambina, che si preoccupa di proteggere la Brughiera, ma non ha nessuno con cui confidarsi, con cui avere un rapporto umano. Ecco perché il suo cuore si fida subito del giovane Stefano, giunto con intenzioni tutt’altro che onorevoli nel territorio della fata, ma che riesce con gesti semplici a conquistarla e in lui vede la fine della sua solitudine anche se per breve tempo.
A dirla tutta, la rapidità con cui Malefica si fida e innamora di Stefano appare un po’ forzata, ma in origine la parte sull’infanzia della fata era più lunga e addirittura coinvolgeva i Reali delle fate con cui era in qualche modo imparentata e rendeva il suo rapporto con gli umani più conflittuale. In fase di montaggio però sembra che questa parte di trama risultasse troppo lunga ed è stata eliminata, lasciando in questo modo lo spettatore con il dubbio che la relazione tra Malefica e Stefano sia stata troppo semplice. 
D’altro canto bisogna dire che Stefano, che qui diventa il cattivo della storia, viene caratterizzato molto bene e fin dalla sua apparizione da bambino scorgiamo in lui la fame per il potere. 
Malefica cresce, diventando una fata potente e tra i suoi tratti distintivi ci sono l’orgoglio e la fierezza, associati a caratteristiche fisiche quali un paio di corna e di splendide ali dalle piume nere. La versione adulta è interpretata da Angelina Jolie che, lasciatemelo dire, nelle vesti di Malefica è sublime. Riesce a mantenere intatta la maestosità della controparte animata, dandole comunque qualcosa di nuovo, una sfumatura di umanità, quel frammento di anima che farà affezionare il pubblico alla non più così odiata strega.
Naturalmente per renderla veramente un’eroina c’è bisogno di un nemico, nel nostro caso gli uomini desiderosi di invadere e conquistare la Brughiera e più nello specifico Re Enrico, personaggio non presente nella versione a cartoni animati e che si rivela essere il padre della futura sposa di Stefano, nonché madre di Aurora. Re Enrico è spietato e violento, ma la prode Malefica riesce a tenerlo a bada grazie ai suoi poteri che risvegliano creature della natura magnificamente rese dagli effetti speciali. Tuttavia la vita di Malefica è destinata a un brusco colpo di scena. Re Enrico torna infatti mal ridotto al suo castello e promette sua figlia in sposa, con la ricchezza derivata dal diventare Re, a chiunque sconfiggerà Malefica e gliene porterà una prova. Tra i pretendenti troviamo Stefano ormai anche lui adulto, che senza troppe remore asseconda i suoi desideri e parte per la Brughiera.
A questo punto assistiamo a  quella che per me è la scena più intensa di tutto il film. Malefica accoglie Stefano nel suo territorio, non aspettandosi un attacco è anzi felice nel rivedere l’amico/amato dopo anni di lontananza, ma l’uomo si rivela infido e sfruttando il rapporto che li ha uniti, la fa addormentare e la priva delle sue meravigliose ali. Al risveglio, non trovandolo al suo fianco, Malefica scopre nel modo più tremendo il suo tradimento: un dolore lancinante l’affligge alla schiena e con orrore si rende conto che gli ha strappato le ali. Angelina Jolie ci regala un’interpretazione magistrale, rende il dolore per essere stata violata e lo stupore, misto a rabbia verso l’uomo di cui aveva piena fiducia in maniera realistica, fisica e guardandola non si può non pensare a quante donne subiscono lo stesso tipo di violenze nel mondo reale.
Nessuno seduto davanti allo schermo del cinema può condannare Malefica e quando in preda al dolore fisico ed emotivo cede all’oscurità, ci rendiamo conto che non ha altra scelta, il suo desiderio di vendetta è più che giustificato. La sua metamorfosi è ormai completa e Angelina Jolie diventa anche visivamente la Malefica de La Bella Addormentata nel Bosco disneyana.
Manca un ultimo particolare – che rappresenta un’innovazione rispetto al film del 1959 – il fido confidente di Malefica, il corvo chiamato Fosco a cui in questa versione viene data la capacità di mutare forma (tra cui quella  umana con il fisico dell’attore Sam Riley) e che si rivela essere stato salvato per opera della fata malvagia dalla cattiveria di due uomini, per diventare (involontariamente) l’unico legame con la sua parte benevola, una sorta di voce della coscienza, che non mancherà di fare emergere più volte. Forse, visto questa svolta, sarebbe stato interessante approfondire di più il rapporto tra i due, ma è probabile il regista ha temuto di rallentare troppo il ritmo e rischiare che il pubblico si distraesse dalla trama.  
Eccoci quindi arrivati al fatidico inizio del classico di animazione che viene qui egregiamente riproposto fedelmente, modificando solo qualche dettaglio. Al battesimo di Aurora assistiamo al realizzarsi della vendetta di Malefica: Stefano le ha portato via l’amore e la felicità e lei farà altrettanto, maledicendo sua figlia. Al compiersi dei sui sedici anni, la giovane cadrà in un sonno simile alla morte. È importante notare come sia questa la maledizione lanciata da Malefica, un sonno simile alla morte anziché una morte certa che sarebbe parso come uno scomodo omicidio, intaccando così la possibilità di redenzione.
Nella parte dedicata all’infanzia e giovinezza di Aurora viene nuovamente presa distanza dal film originale. In principio tramite Fosco e poi per sua volontà, scorgiamo come Malefica non riesca a odiare veramente Aurora, la cui unica colpa è essere nata figlia di Stefano. Lui è il suo mortale nemico, il solo responsabile del suo dolore e a un certo punto Malefica cerca perfino  di annullare il suo stesso maleficio, senza successo. Ciononostante prova affetto per la ragazzina e volendo avere con lei un rapporto basato sull’onestà, le rivela di essere la responsabile della sua maledizione e ovviamente Aurora non può che esserne amareggiata e ferita, avendola fino a quel momento reputata la sua fata madrina. 
Prima di giungere all’emozionante finale lasciatemi evidenziare due particolari con cui gli sceneggiatori si prendono simpaticamente gioco della trama della pellicola animata. Il primo è rappresentato dalle tre fate madrine, a tutti gli effetti protagoniste del film originale che qui sono ridicolizzate e relegate al ruolo di intermezzi comici. In effetti, il punto che sottolineano gli sceneggiatori di Maleficent non è insensato: come possono tre esseri magici, non abituate al mondo umano e  basandosi solo sulla loro magia, crescere una bambina per sedici anni senza poter usare i loro poteri? Nel classico animato addirittura riuscivano a compiere l’impresa per tutto il tempo, salvo poi fare disastri nell’organizzare una festa di compleanno che comprendeva solo cucinare una torta e cucire un vestito. E come sono riuscite ad adempiere a quelle stesse mansioni per sedici anni se non hanno mai fatto ricorso alle loro bacchette magiche? Il secondo particolare, anche questo sensato tenendo presente che stiamo guardando un film live-action e su cui possiamo sorvolare in un film di animazione fiabesco, è il personaggio del principe Filippo e il suo fulmineo innamoramento con Aurora. Nel cartone animato pur non avendola mai vista, incontra Aurora nel bosco e in poche ore i due sanno per certo di essere anime gemelle, l’uno il vero amore dell’altra. Nella versione riveduta viene giustamente fatto notare anche da Filippo stesso che non può risvegliare con un bacio Aurora, non potendo pretendere di essere il suo vero amore dopo averla conosciuta solo quello stesso pomeriggio.
E qui viene la domanda che tutti si sono posti, chi sveglierà la bella addormentata? Dato che Malefica è buona, è improbabile che agirà come nelle scene finali del film originale (dove ne fa di tutti i colori), quindi il ruolo del principe senza macchia e senza paura è affidato proprio a lei. Così, continuando sulla strada di redenzione già impostata, Malefica parte al galoppo, raggiunge Aurora (che nel frattempo si è punta ed è addormentata) e dopo essersi intrufolata nel castello dell’odiato Re Stefano, le dona una bacio di amore, quasi materno, perfettamente in linea con la sua natura, dopo averla protetta e sorvegliata per tutta l’infanzia, dimostrando che nel suo cuore c’era ancora spazio per quel sentimento.
Aurora si risveglia dunque e perdona Malefica, riconoscendo che un attimo di dolore in cui l’ha maledetta, non vale tutto l’amore con cui l’ha seguita fino a quel giorno, ma il tempo del “…e vissero felici e contenti” non è ancora giunto.
Avendo la mortale nemica alla sua mercé, Stefano le lancia l’assalto finale e nonostante la presenza di un drago (non rivelo come e chi è) sta per sopraffarla, se non fosse per l’intervento di Aurora, che da vera principessa del 21°simo secolo, si ribella al padre, scova le ali rubate alla fata e le restituisce alla legittima proprietaria. In una resa stilistica eccezionale (che mi ha ricordato tanto le anti-eroine/bad-girls dei fumetti dei super-eroi dei primi anni ‘90), Malefica dispiega le sue ali e combatte la battaglia finale con Re Stefano. Ovviamente essendo la nostra protagonista non può infliggere il colpo mortale al nemico, ma anzi dimostra di averlo infine perdonato e seppur tenta di salvarlo da una rovinosa caduta, lui scivola dalla sua presa e muore.
Giustamente direte, dov’è il finale positivo in tutto ciò? Ricordate che in questa versione Stefano è il cattivo e lo dimostra non solo per il tradimento verso Malefica, ma anche nel modo in cui tratta la figlia appena ritrovata. È un padre incapace di svolgere il suo ruolo, non più accecato dalla fame di potere, ma da quella di vendetta e quindi non adatto a restare al fianco di un personaggio puro e leale come Aurora. Così, in barba al finale classico, Malefica ormai completamente redenta torna a vivere felice nella Brughiera, insieme ad Aurora che diventa la Regina di entrambi i mondi, quello umano e quello fatato, lasciandoci un sottile ma potente messaggio di fondo: non importa che tipo di amore nutri, se è sincero e non provoca dolore, sei libero di esprimerlo e viverlo.
Probabilmente i puristi de La Bella Addormentata nel Bosco sono rimasti un po’ delusi e straniti dalla visione di Maleficent e può darsi che ci si aspettasse una resa più dark e gotica sullo stile di Tim Burton e con meno stravolgimenti della trama. Tuttavia, nel complesso ho trovato questi cambiamenti efficaci e ben inseriti per il tipo di storia che gli sceneggiatori e il regista hanno scelto di raccontare e il risultato finale è un film piacevole che si riguarderà spesso e volentieri.


Un’ultima nota: eccezionale la versione di Lana Del Rey di Once Upon a Dream, tema d’amore di Aurora e Filippo nel film del 1959 e diventata qui la colonna sonora ideale al personaggio di Malefica, grazie all’interpretazione malinconica e da brividi della cantante.

lunedì 14 luglio 2014

Recearticolo - Madoka Magica: la trilogia cinematografica

Ho già parlato in passato dell’anime di Madoka Magica sul blog e di come abbia portato il genere majokko-anime a un nuovo stadio (per la precisione in questo post Madoka Magica l'evoluzione finale delle majokko) e lo paragonavo per l’impatto avuto a ciò che Neon Genesis Evangelion era stato per il genere mecha-anime. A quanto pare i due franchise hanno un altro fattore in comune: come Evangelion, anche Madoka Magica ha visto il suo epilogo sul grande schermo, grazie ai film che sono un riassunto e una storia nuova.

Madoka Magica The Movie 1: L’inizio della storia e Madoka Magica The Movie 2: La storia infinita
Questi primi due film riassumono i dodici episodi che compongono la serie animata, lo fanno in modo fluido e mantenendo solo ciò che è davvero essenziale per capire la storia e le sue protagoniste. Per chi non fosse a conoscenza degli eventi di cui sto parlando, riassumo brevemente la trama complessiva.
Madoka Kaname, una studentessa della seconda media, vive una vita tranquilla, ha per migliori amiche Sayaka Miki e Hitomi Shizuki ed è una persona gentile e altruista. Mentre è in giro con Sayaka sente la richiesta di aiuto del misterioso Kyubey che rivela a lei e all’amica l’esistenza delle ragazze magiche (Puella Magi) che dopo aver espresso un desiderio e stipulato un contratto con lui diventano maghe e combattono contro le streghe, che sono la fonte dei mali della società.   
Kyubey è inseguito da una maga, che è in realtà Homura Akemi, la nuova compagna di classe di Madoka e Sayaka trasferitasi in città quello stesso giorno e che fa di tutto per impedire che Madoka stipuli un contratto con Kyubey. Ovviamente il suo strano comportamento suscita le perplessità di tutti e viene allontanata da Mami Tomoe, una maga veterana che si mostra gentile e cortese con Madoka e Sayaka, invitandole a vedere con i loro occhi cosa significa essere una maga prima di accettare o meno l’offerta di Kyubey. Purtroppo durante una lotta con una strega, Mami perde la vita e Madoka e Sayaka si scontrano con la dura realtà: essere una maga è un compito arduo e pericoloso, addirittura essendo morta dentro la barriera di una strega, Mami risulterà essere un semplice caso di ragazza scomparsa per il mondo intero e nessuno saprà mai del suo sacrificio. Homura sfrutta questo avvenimento per mettere in guardia nuovamente Madoka sul diventare una maga e sembra sapere più di quello che dice.  
Madoka è infatti combattuta sull’accettare l’offerta e anche Sayaka non ne è più tanto convinta, quando però una strega attacca un gruppo di persone tra cui c’è Hitomi e Madoka rischia di perdere la vita, Sayaka vede nel contratto con Kyubey l’unica soluzione per salvare le amiche. Inoltre, con il suo desiderio, permette all’amico Kyosuke Kamijo – di cui è innamorata – di poter riprendere l’attività di violinista interrotta bruscamente a causa di un incidente. Homura non sembra particolarmente felice della trasformazione di Sayaka in maga e sospetta sia un ulteriore mossa di Kyubey di convincere Madoka a stipulare il contratto.   
A complicare la situazione intervengono due avvenimenti. Il primo è l’entrata in scena di Kyoko Sakura un'altra maga interessata al territorio di caccia alle streghe lasciato libero da Mami, che inizia una rivalità con Sayaka e il secondo è la rivelazione che anche Hitomi è innamorata di Kyosuke e impone un ultimatum di un giorno a Sayaka per dichiararsi, dopo il quale si farà avanti lei. Messa sotto pressione da Kyoko e timorosa di rivelare i suoi sentimenti, Sayaka mostra di cominciare a rimpiangere la scelta fatta, vedendola in difficoltà Madoka decide di intervenire e credendo di aiutare l’amica, butta via la sua Soul Gem, la pietra con cui tutte le ragazze si trasformano in maghe, portando così a galla una scioccante verità sul contratto stipulato con Kyubey. La Soul Gem, che va purificata con il Grief Seed delle streghe per evitare che il consumo di potere la intorpidisca fino a corromperla, non è un semplice oggetto ma l’anima stessa della ragazza, separata dal corpo e che se distrutta causa la morte della maga.
Homura arriva ancora in soccorso di Madoka, recuperando la Soul Gem di Sayaka e accusando apertamente Kybey di aver mentito a tutte loro, non rivelando quel particolare al momento della stipula del contratto e rimarcando come non ci possa fidare di lui e delle sue proposte.
Dopo questa scoperta Sayaka è distrutta, in pratica si sente uno zombie dato che la sua vera essenza è racchiusa nella Soul Gem e con questa premessa non ha il coraggio di confidare il suo amore a Kyosuke, che finisce per accettare l’affetto di Hitomi. Delusa, amareggiata e sconvolta, Sayaka si allontana da Madoka e trova un sostegno invece in Kyoko, che avendo a sua volta espresso un desiderio che le si è ritorto contro capisce la sua situazione. Nonostante ciò, Sayaka inizia un percorso di disperazione al termine del quale smette di purificare la sua Soul Gem e così diventa infine una strega.
Kyubey tenta di approfittare di questa trasformazione per convincere ancora una volta Madoka a diventare una maga, ma viene ucciso da Homura che ribadisce a Madoka di non gettare via così la sua vita, nessun desiderio vale il prezzo della sua anima e nella disperazione di convincerla, Homura dimostra un affetto inspiegabilmente intenso verso Madoka, fin troppo per qualcuno che l’ha conosciuta da solo poche settimane e non l’ha mai veramente frequentata. Questo suo attaccamento non possa inosservato agli occhi di Kyubey (che non è veramente morto in quanto ha diversi corpi di riserva) e le domanda se è interessata a Madoka per l’immenso potenziale magico latente presente in lei e intende usarla per scongiurare la battaglia che si scatenerà di lì a poco per l’arrivo di una strega potentissima conosciuta come Notte di Walpurgis. Homura si rifiuta di rispondergli, ma mostra per l’ennesima volta di conoscere particolari di cui gli altri sono all’oscuro chiamandolo con il suo vero nome: Incubator.           
Nonostante Kyubey abbia detto che non c’è speranza, Kyoko con l’aiuto di Madoka cerca di riportare alla sua forma umana Sayaka, ma fallisce. Affidando Madoka a Homura, Kyoko usa tutto il suo potere per distruggere Sayaka e muore. Dopo il funerale dell’amica (ritenuta da tutti gli altri morta suicida), Madoka ha un colloquio chiarificatore con Kyubey. L’essere le racconta di appartenere a una razza extraterrestre che ha l’intento di preservare l’energia dell’universo e per evitare che si esaurisca, hanno scoperto che tramite la forza dei loro sentimenti – che passano velocemente dalla speranza alla disperazione – le ragazze umane nel corso della loro adolescenza sono una fonte da sfruttare. Per farlo stipulano il contratto e quando da maghe diventano streghe, ne raccolgono l’energia e sottolinea che questo processo è inevitabile, ogni ragazza subirà questa trasformazione presto o tardi perché quando la speranza che ha generato il desiderio si consuma, diventa disperazione e quindi dà origine alla forma di strega. Alle repliche di Madoka che è un destino orribile e ingiusto a cui la razza di Kyubey sottopone le ragazze, Kyubey risponde che nel corso dei secoli è sempre stato così, la razza umana è stata influenzata dalla scelta delle ragazze di diventare maghe e dalla loro metamorfosi in streghe, negare questo evento sarebbe come cancellare l’intera storia della loro specie. Al termine del racconto, vedendo Madoka confusa e addolorata, Kyubey le dice che in lei vede un grande potenziale, forse tale da poter modificare il destino delle maghe e di certo da impedire che si scateni sulla città la furia della strega Notte di Walpurgis e che Homura si sacrifichi per affrontarla.
A questo punto assistiamo a un flashback che ci mostra le origini di Homura, una ragazza cagionevole di salute che dopo aver conosciuto Madoka Kaname, che le mostra gentilezza e affetto, si affeziona a lei e quando scopre che è una maga le resta accanto. Purtroppo Madoka muore durante l’attacco di Notte di Walpurgis e affranta, Homura stipula il contratto con Kyubey, esprimendo il desiderio di poter salvare la sua amica. I poteri magici acquisiti diventando una maga permettono a Homura di viaggiare nel tempo e così rivive più e più volte il mese in cui è stata accanto a Madoka, provando a salvarla senza successo e creando così diverse linee temporali alternative, fino a giungere a quella di cui abbiamo seguito gli eventi fino a ora e in cui Madoka non è ancora diventata una maga.
Costretta a combattere da sola la minaccia di Walpurgis, Homura rivela involontariamente a Kyubey di non appartenere a quella linea temporale e Kyubey intuisce che il grande potenziale che percepisce in Madoka è dovuto alle azioni di Homura: dando origine a molteplici linee temporali prive di Madoka ha fatto sì che la ragazza diventasse il  fulcro dell’universo e raggruppasse in sè il potere dei suoi doppioni scomparsi. Homura ribatte che comunque tutto finirà, combatterà sola contro Walpurgis, impedirà a Madoka di morire e così il ciclo sarà concluso.
La città viene invasa da una calamità che è in realtà la strega Walpurgis e Kyubey avvisa Madoka delle recenti scoperte, aggiungendo che rimasta sola senza altre maghe ad aiutarla, Homura di certo perirà. Decisa a salvare l’amica che ha rinunciato a tutto per lei, Madoka stipula il contratto ed esprime il suo desiderio: nessuna maga passata o futura diventerà strega, morirà senza però dover affrontare il dolore della disperazione. Con il suo desiderio e il potere magico acquisito, Madoka riscrive le regole dell’universo sbalordendo Kyubey, distrugge Walpurgis e si trasforma nella divinità della Speranza, pagando però come prezzo la sua scomparsa dal mondo e il fatto che nessuno ricorderà la sua esistenza eccetto Homura. Madoka lascia così la sua amica in una linea temporale in cui Mami e Kyoko sono vive e a cui Homura può unirsi.
Il finale ci lascia con degli interrogativi: Homura, che ricorda Madoka, è ancora una maga, così come lo sono Mami e Kyoko, insieme a Kyubey devono affrontare dei nuovi nemici, le bestie magiche… ma chi sono queste entità? E perché nell’ultima scena Homura sembra attraversare sola un deserto con ali simili alla forma delle streghe?

Madoka Magica The Movie 3: La storia della ribellione
Giungiamo finalmente alla parte inedita della trilogia e chi non ha potuto vedere il film e non vuole rovinarsi la sorpresa può abbandonare la lettura.

Iniziamo la fase SPOILER…

Sicuri di voler proseguire?

Ok, è una vostra scelta.

Lo spettatore viene spiazzato fin dalle prime scene perché si trova di fronte Madoka ancora viva chemajokko e questo ci fa pensare che qualcosa è cambiato dopo che Madoka ha riscritto le regole. Un altro segnale di stare all’erta è dato dalla presenza passiva di Kyubey, che però non parla, ma emette solo un verso, eco del suo nomignolo.  
combatte al fianco di Sayaka (anche lei viva), Mami, Kyoko e alla mascotte Bebe (la strega che aveva ucciso Mami nella realtà annullata dal finale della serie e del film precedente) contro i Nightmare, manifestazioni dei sentimenti negativi delle persone. Nonostante lo stupore, già ci sono i primi indizi che la scelta di riportare in vita Madoka non è una disattenzione o uno stravolgimento, ma qualcosa di voluto per dare il via ai misteri del film. Le ragazze, per esempio, non ricorrono alla violenza per distruggere il Nightmare (come facevano con le streghe nella serie tv e nei due film), ma usano un metodo più pacifico e vicino alla concezione fanciullesca delle
Finito il combattimento, la scena si sposta nella familiare casa Kaname dove assistiamo, nello stesso identico montaggio del primo episodio della serie e del primo film, al risveglio di Madoka, all’incontro con suo padre, sua madre e suo fratello, mentre fanno colazione insieme. Tutto sembra normale, ma alcuni elementi iniziano a modificarsi: ad attendere Madoka prima di entrare a scuola non ci sono Hiutomi e Sayaka, ma quest’ultima e Kyoko, che ora frequenta il loro istituto ed è in buoni rapporti con entrambe e specialmente con Sayaka. Inoltre Homura, che fa il suo ingresso come nuova compagna di classe, esteticamente è rappresentata come abbiamo visto era prima di diventare una maga viaggiatrice del tempo, ma rivela fin da subito alle altre di essere come loro in possesso di poteri magici. Le ragazze si riuniscono quindi con Mami che spiega che sono state aiutate anche la sera prima da Homura che a quel punto entra a far parte del loro team di maghe. Per la prima volta dalla creazione della serie, le maghette sono riunite tutte insieme nello stesso momento e  la trama procede rivelandoci come poteva essere la loro vita se si fossero conosciute in circostanze diverse, senza problemi di rivalità, dandosi sostegno l’un l’altra. In particolare le vediamo affiatate e in perfetto accordo, come se fossero state un gruppo da sempre e Homura rivela a Madoka di avere la sensazione che il loro incontro fosse predestinato e ci sia tra loro un’intimità più forte che tra persone appena conosciute.
I dubbi di Homura che qualcosa non quadra crescono quando nota che le loro giornate sono troppo idilliache, quasi come in un sogno e soprattutto in lei emergono dei ricordi su Sayaka, Kyoko e Mami che sono in contrasto con il carattere e le azioni che compiono. Coinvolgendo Kyoko, che secondo i suoi ricordi non ha motivo di trovarsi lì, Homura inizia ad indagare e scopre che in realtà non possono lasciare la città e capisce di trovarsi all’interno della barriera di una strega. Questo aumenta notevolmente la sua confusione: se Madoka ha annullato l’esistenza delle streghe, come è possibile che ce ne sia ancora una che le ha imprigionate? E se Madoka era diventata una divinità, come può essere viva e prigioniera con loro?
La ricerca di risposte di Homura la porta a scontrarsi con i candidati più ovvi a essere il colpevole, riportando tra l’altro nella storia i combattimenti violenti che avevano caratterizzato l’anime e conducendola infine alla risposta che avrebbe dovuto indicarle (e anche allo spettatore) fin da principio la verità. Le altre ricordano l’esistenza di Madoka e lei è l’unica che dovrebbe poterlo fare, quindi è lei stessa la strega responsabile della barriera. Come prova definitiva, Homura tenta di allontanarsi dalla sua Soul Gem, atto che dovrebbe condurla alla morte, invece si risveglia nel deserto dove l’avevamo lasciata al termine della serie e del secondo film con Kyubey che spiega cosa è realmente accaduto.
Dopo aver tentato di vivere come unica depositaria del ricordo di Madoka, Homura ha ceduto alla disperazione, dato che il suo desiderio di salvarla era irrealizzabile a quel punto perché andava contro le leggi del nuovo universo stabilite da Madoka in forma divina. Gli Incubator, percependo che l’energia generata dalla trasformazione delle ragazze magiche in streghe e dalle loro lotte con le maghe era scomparsa senza spiegazioni, hanno bloccato la Soul Gem di Homura prima che la trasformasse completamente in una strega e messo in atto una trappola che portasse Madoka all’interno della loro barriera per studiare quella che loro hanno soprannominato la Legge del Ciclo. A conoscenza di questo piano, Homura tenta di liberarsi dal giogo degli Incubator per portare a termine la sua trasformazione in strega e impedire così che Madoka venga usata dagli Incubator. A sua insaputa però anche Sayaka e Bebe – che si rivela essere la giovane Nagisa Momoe – erano consce del pericolo degli Incubator e così aiutate da Mami, Kyoko e da Madoka, che ricorda il suo ruolo di divinità/Legge del Ciclo, lottano tutte insieme per distruggere la razza aliena e salvare il corpo di Homura prima che si trasformi.
Quando Madoka riesce infine a riunirsi con l’amica per svegliarla avviene il vero colpo di scena di tutto il film. Mentre Madoka sta per purificare la Soul Gem di Homura, la ragazza si risveglia e rivela che la sua non è disperazione, ma amore, un amore infinito per Madoka che l’ha spinta a sottostare a questo piano per non perdere l’amica di nuovo. Con il suo nuovo potere nato dalla Soul Gem mutata come non era mai successo prima, Homura priva Madoka di parte del suo potere divino e si trasforma in qualcosa di differente da una maga o una strega, un’entità che lei stessa definisce Demone. In questa nuova forma Homura riscrive nuovamente le regole dell’universo, rompe la barriera degli Incubator, riporta tutti in vita – Madoka compresa – e dice a Kyubey che non lo ucciderà: ha bisogno di un nuovo colpevole per i mali del mondo.
Nell’atto conclusivo del film viene ripetuta nuovamente la scena in cui una nuova studentessa fa il suo ingresso a scuola, solo che questa volta è Madoka la nuova arrivata. Mentre tutte le ragazze frequentano il medesimo istituto insieme, sembrano tutte essere ancora delle maghe e soprattutto hanno tutte il sentore che qualcosa non quadri, Homura si avvicina a Madoka per instaurare la loro amicizia. Non appena i ricordi della ragazza sembrano risvegliarsi, Homura interviene convincendola che lei è semplicemente Madoka l’amica per cui ha creato il nuovo mondo in cui può vivere in pace, però la stessa Homura si rende conto che non potrà sopprimerli per sempre e quando la verità verrà a galla, lo scontro tra loro sarà inevitabile.          


Come è chiaro, il finale del film non è un vero finale e lascia aperte le porte a un nuovo sequel (sia esso un quarto film o una seconda serie tv) e lo spettatore con un quesito quasi filosofico: la scelta di Homura è da condannare? E la ragazza può essere davvero definita un demone, o comunque un essere negativo?
Appena conclusa la visione mi sono trovato a storcere il naso, la scelta di fare di Homura la controparte (suggerendo in negativo) di ciò che era diventata Madoka alla fine dell’anime non mi convinceva del tutto. Riflettendoci poi a mente fredda, mi sono reso conto però che poteva essere plausibile. Il suo attaccamento a Madoka, il suo amore quasi morboso, poteva facilmente sfociare in una reazione al contempo egoistica e altruistica che da un parte soddisfa il suo volere di non perderla e dall’altro dà comunque a tutti un futuro migliore.
In ogni caso Madoka Magica si rivela ancora una volta come una produzione che tende far evolvere il genere majokko, spingendosi in direzioni più adulte rispetto a serie che l’hanno preceduta. Se le varie Yu/Creamy, Mai/Emi, Evelyn e Sandy erano costrette a rinunciare ai poteri magici avuti in dono per lo scadere del tempo patuito o per loro scelta, in Madoka Magica assistiamo a una maghetta che non solo non rinuncia al suo potere, ma lo sfrutta fino al limite più estremo, facendoci sorgere il dubbio che nonostante le buone intenzioni, la magia può comunque aver corrotto Homura. E se ci sarà un futuro per questa serie, sarà interessante scoprire che proporzioni prenderà il conflitto tra Madoka e Homura; chi tra loro ha effettivamente il diritto di prevalere sull’altra; se le loro azioni preserveranno ancora la loro umanità; e quale ruolo giocherà in tutto questo Kyubey, che già nella serie originale si mostrava come una rivisitazione ambigua della tipologia delle mascotte.

lunedì 7 luglio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 24

Casata White
Castello di Re Ebon.

«Sì, lo giuro» disse Lady Griselda, più con soddisfazione che con gioia e senso del dovere. Era inginocchiata sul pavimento della sala del trono, con accanto l’uomo che aveva appena sposato.
L’officiante portò la corona a pochi centimetri dal suo capo e rispose: «In base al potere conferitomi da Sua Maestà Re Ebon, Lady Griselda White vi nomino nuova Regina di Ageloss.»
Griselda lasciò che l’uomo le sistemasse la corona sul capo e poi rivolse un sorriso radioso al suo novello sposo.
Re Ebon si piegò in avanti verso di lei e le porse la mano destra. Lei l’afferrò e si rimise in piedi. Lui la baciò sulla bocca per la seconda volta nel giro di pochi istanti.  «Lunga vita alla Regina!» esclamò a gran voce. Dietro di loro gli invitati ripeterono la frase con enfasi e clamore. «È l’ora, che inizino i festeggiamenti» ordinò il Re.
Griselda si voltò a guardare i volti di Rosered e Snow e vide che nessuna delle due sembrava particolarmente felice o eccitata. Non le importava, finché non le erano di intralcio, potevano provare ciò che preferivano. La prima parte del suo piano era andata a buon fine e ormai aveva quasi raggiunto il suo scopo.

Il banchetto si rivelò più lungo e faticoso di quanto Griselda aveva previsto. L’avanzare delle portate era interrotto dal continuo esaltato desiderio dei vari nobili di fare brindisi in suo onore, in onore del Re, di quello di tutta Ageloss e a lei e suo marito come i migliori regnanti da secoli.
Griselda sorrideva come si era imposta e usava ogni goccia di pazienza con parsimonia, per apparire gioviale e cortese durante tutto il tempo che si fosse reso necessario. Non poteva rischiare di creare sospetti o inimicarsi qualcuno prima di arrivare fino in fondo.
Lanciò una fugace occhiata alla finestra alla sua destra e vide il sole calare e il cielo passare dal rosso violaceo al blu della notte. Osservò i suoi ospiti ed erano già tutti oltre il settimo calice di vino. Il dolce nuziale sarebbe stato servito tra breve e quel lasso di tempo era il momento opportuno per agire.
Griselda afferrò la mano del consorte posata sulla tovaglia di lino bianco e disse: «Voglio ballare con te.»
«Adesso?»
«Sì, sono troppo felice e voglio danzare davanti a tutti con te» ribadì Griselda. Cercò di apparire il più convincente possibile. Doveva dargli l’idea di essere come una bambina alla festa del suo compleanno, desiderosa di mettersi in mostra davanti ai suoi invitati.
Re Ebon le sorrise. «Come desideri, mia cara.» Alzò il braccio sinistro e dal fondo della sala dei banchetti si fecero avanti i musicisti reali. «Silenzio, vi prego.»
Il vociare si tramutò in brusio, fino a svanire sentendo il suo ordine.
Il Re si alzò in piedi e tenendo la mano stretta nella sua, Griselda lo seguì oltre il loro tavolo che era al lato nord del salone, distante dalle lunghe tavolate a cui erano accomodati gli ospiti.
«La Regina mia moglie ha espresso il desiderio di dare inizio alle danze. Mi è parso di capire che le darebbe gran piacere poter dar sfoggio della sua bravura di fronte a tutti voi» disse scatenando qualche risolino.
Griselda sorrise a sua volta e fece un leggero inchino.
Re Ebon riprese. «Per cui vi chiedo di attendere comodi l’arrivo del dolce nuziale, godendovi la nostra apertura dei balli.»
La musica iniziò allegra e festosa ed Ebon le cinse il busto trascinandola in un valzer ritmato. Griselda continuò a sorridere compiaciuta. Era così facile manovrarlo, spingerlo a credere ciò che lei voleva e farlo eseguire gli ordini come più le aggradava. Si fece guidare nelle giravolte e pensò che tutto stava andando meglio del previsto.
«Sei un compagno di ballo eccezionale» si complimentò.
Il Re rise. «È tu sei nata per lusingarmi.»
Volteggiarono nel centro del salone ancora un paio di volte prima che la musica si fermasse.  Griselda notò con la coda dell’occhio i servitori che avanzavano con il dolce, così prese sotto braccio il marito e lo allontanò dal perimetro lungo cui avevano ballato.
Re Ebon fece per fermarsi al loro tavolo, ma lei lo tirò. «Dove vuoi andare?» le chiese.
«Ho una sorpresa per te.»
Il marito afferrò il calice e rispose: «Ho bisogno di bere dopo la danza in cui mi hai attirato.»
«Lo farai con me nelle tue stanze» disse Griselda, togliendogli il bicchiere di mano.
«Vuoi lasciare da soli i nostri ospiti?» domandò sbigottito.
«Guardali: stanno per rimpinzarsi con la nostra torta di nozze, non noteranno nemmeno che siamo usciti dalla sala.» Griselda lo osservò scrutare le persone occupate a chiacchierare tra loro e assaggiare le fette che venivano servite. «È la nostra sola occasione di prenderci un momento in privato.»
Re Ebon sorrise e si lasciò condurre fuori dalla sala dei banchetti. Salirono la scalinata ridacchiando come due giovani pronti a compiere un atto proibito. Raggiunsero la camera dell’uomo, entrarono e Griselda chiuse la porta dietro di sé.
«Dov’è questa sorpresa?»
«Girati» disse lei.
Ebon eseguì il comando. «Questa quando l’hai portata?» domandò vedendo una bottiglia di vetro verde ben in mostra sulla sua scrivania. «Prima che scendessi per la cerimonia non c’era.»
«Lo so bene» rispose Griselda. Lo fece accomodare sul brodo del letto e afferrò la bottiglia. «È il mio regalo di nozze per te, qualcosa che ti avevo promesso da tempo: il mio famoso sidro di mele.»
Ebon si sporse verso il mobile accanto alla testata e prese il calice che usava nella stanza. «Magnifico! Non vedo l’ora di assaggiarlo.»
Griselda stappò la bottiglia con naturalezza e fece scivolare il liquido denso e giallognolo nel calice. Osservò con trepidazione il marito che si portava il bordo alla bocca e seguì con le pupille il movimento del pomo di adamo in su e poi in giù, mentre deglutiva il sidro.
«È ottimo. Giusto quello che ci voleva per la mia gran sete» disse Ebon. «E tu? Non brindi con me?»
«Brinderò, ma non con questo e non con te» rispose con un sorriso malvagio. «Goditi questo piacere, perché sarà l’ultimo.»
Ebon aggrottò la fronte. «Che stai dicendo?»
«Voglio farti un altro regalo» continuò lei. «Ti spiego cosa sta per accadere. Tu, mio devoto marito, stai per morire.»
«Che scherzo è questo?» replicò l’uomo. «Che cos…» La voce gli morì prima che potesse finire la farse. Lasciò cadere sul letto il calice vuoto e si portò entrambe le mani alla gola. Slacciò il bottone della casacca, quasi gli stringesse come un cappio e annaspò, cercando aria da inspirare.
Griselda lo guardò compiaciuta. «Questo è il segnale che il veleno sta agendo. È presente nel sidro, sta gonfiando le ghiandole della tua gola e presto soffocherai. Sarà un processo non troppo doloroso, ti ho somministrato da giorni gocce di sidro mischiandole con i tuoi pasti, proprio per accelerare i suoi effetti. Sono stata clemente e ho proferito darti spiacevoli emicranie, ma una morte rapida. Dovresti considerarlo anche questo un dono di nozze.»
Ebon balzò in piedi e si avventò su di lei, facendole cadere sul pavimento la bottiglia di sidro. Griselda sentì le dita dell’uomo serrarsi sul suo abito nuziale e macchiarlo con gocce di bava, che gli usciva da una angolo della bocca, mentre alzando lo sguardo lo vide sillabare un'unica parola: Perché.
«Perché sei colpevole di un omicidio, ho aspettato venticinque anni, ma ho ottenuto giustizia.» Griselda lo spinse via con forza facendolo ricadere di schiena sul letto e mentre atterrava sul materasso, la corona gli scivolò di testa, rotolando fino al cuscino.  «Quello che tu consideravi un nemico per Ageloss e a cui desti il nome di Demone Eterno era il mio Signore, l’unico uomo che abbia mai veramente amato. All’epoca in cui mettesti fine alla guerra uccidendolo ero solo una ragazzina, debole, indifesa, senza più nessuno a cui appoggiarmi, ma non ho ceduto. Mi sono fatta forza con la più piccola speranza di vendetta e ho agito con cautela. Sono entrata nella tua corte, ho avvelenato tua moglie e sono riuscita a farti innamorare di me. E ora che sono finalmente Regina, tu non mi servi più.»
Ebon emise una serie di rantoli disperati, lei sapeva che capiva quello che gli diceva e l’angoscia per esser impotente si materializzò vivida nei suoi occhi. Il petto dell’uomo si alzò un’ultima volta e poi il suo sguardo rimase fisso e vuoto verso il volto di lei. 
Griselda si avvicinò con prudenza e studiò il suo corpo immobile. Non respirava più. Era morto. Si coprì la bocca con entrambe le mani per bloccare un grido di gioia. Corse fuori dalla stanza e il suo piede sinistro si scontrò con qualcosa, ma non vi diede importanza. Raggiunse in fretta la porta della sua camera, l’aprì e si rifugiò all’interno. 
Camminò trepidante fin davanti all’armadio. Spalancò le ante e poi quelle più piccole della scatola incassata all’interno. Di fronte allo specchio dal vetro scuro, disse: «Specchio, specchio delle mie brame, mostrami il sovrano dell’altro reame.»
Un paio di occhi color giada si aprirono oltre il vetro nero. «Allora?» risuonò la voce acuta dell’essere privo del resto del volto.
«È fatta» rispose Griselda sorridendo. «L’ho ucciso.»
Un lampo sinistrò illumino gli occhi verdi. «Sei certa che non potranno arrivare a te?»
Griselda scosse la testa. «Il veleno del mio sidro non lascia tracce evidenti. Ne ho somministrato abbastanza a Ebon da far risultare a qualsiasi analisi fatta da un medico che la causa della sua morte è dovuta a una reazione allergica. Incolperanno cuochi e servitori, ma non me.»
«Sei stata brava, mia adorata» si complimentò l’essere.
«Senza lui tra i piedi, sarà tutto più facile» disse Griselda. «Presto mi sbarazzerò della fanciulla della profezia e nessuno potrà impedire il tuo ritorno. Governerai ancora Ageloss come è giusto che sia. Sarai di nuovo Re.»
«Non vedo l’ora che accada e soprattutto aspetto con ansia il momento in cui siederai sul trono al mio fianco.»
Griselda si lasciò andare a una risata liberatoria. «Rallegriamoci, il falso Re è morto.»
Anche l’essere emise un suono simile a una risata, che riecheggiò per la stanza. «E lunga vita alla Regina!»
                 

                                           FINE CAPITOLO 1