mercoledì 29 ottobre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 4

La divisione delle camere per la notte era stata sbrigativa. Paolo aveva offerto ai figli di dormire insieme nel letto matrimoniale, ma loro avevano rifiutato all’istante con smorfie di disgusto, lasciandolo a lui.
Emma si era sistemata nella stanza che aveva sbaraccato, dando al fratello come unica scelta il divano letto nel salone.
Dopo essersi tirata fin sotto il mento il pesante piumone bianco e viola, la ragazza si era addormentata subito. La stanchezza l’aveva fatta sprofondare in un sonno in principio senza sogni, ma poi ne era incominciato uno bizzarro.
Emma sapeva di essere bambina e lisciandosi il vestitino giallo con fiorellini blu e rosa che aveva indosso, canticchiava una filastrocca. «Due pesciolini nuotano felici. Sotto le onde veloci si rifugiano. Sotto il mare sorprese troveranno. Tra i flutti altri pesci incontreranno. Giù, giù, giù, le bolle vanno su.»
Rise felice. Quella canzoncina la cantava sempre la mamma prima di metterla a dormire. Entrò in acqua continuando a ripeterla. Le onde erano grosse, ma non provò paura. Avanzò tranquilla fin quando l’acqua cominciò a bagnare i bordi inferiori del vestito.
Fu allora, che un paio di mani le afferrarono le caviglie e la trascinarono sott’acqua. Le dita erano serrate intorno alla sua carne come tenaglie. Annaspò e buttò fuori aria, che si tramutò in bolle, come nella filastrocca.   
Emma cominciò a piangere, non voleva morire affogata.
Si svegliò di colpo, tossendo. Spalancò gli occhi, non ancora abituati alla penombra della camera e rimase pietrificata.
 A due passi da lei c’era una bambina.
Illuminata dal bagliore dei lampioni, che dall’esterno attraversavano il vetro della finestra, la bimba indossava lo stesso vestitino a fiori del sogno. La fissava immobile, con i capelli divisi in due codine che le incorniciavano il volto serio.
Emma si raddrizzò sul materasso, scostando il piumone e strofinandosi gli occhi. Abbassò le mani e rimase a bocca aperta.
Era sparita.
Oltre a lei, non c’era nessuno nella stanza.


                                                      Continua...

mercoledì 22 ottobre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 3

All’imbrunire, Paolo e i figli erano per strada. Si stava avvicinando l’ora di cena e il frigorifero della casa era vuoto, così come la dispensa. Avevano cercato un emporio o minimarket aperto, ma le serrande erano tutte abbassate. Lo stesso valeva per quelle dei ristornati e delle tavole calde.
Sembrava di camminare in una città fantasma. 
Una luce rossa e verde al neon riportò loro un po’ di speranza. Era dell’insegna di un pub.
«Sergent Pine» lesse ad alta voce Paolo.
«I più buoni hot-dog che abbia mai mangiato» disse Christian. Sentire il nome gli aveva risvegliato subito nella memoria quel ricordo. «L’estate di cinque anni fa, ci passavamo la maggior parte dei pomeriggi, ti ricordi?»
Emma inarcò un sopracciglio. «Mi sembra.... avevamo fatto amicizia con la figlia del proprietario, giusto?»
«Be’ credo sia l’unico locale aperto» fece Paolo, spingendo la porta verso l’interno.
Un uomo dalla corporatura massiccia, le braccia muscolose, la testa calva e un paio di baffi neri sopra le labbra, li accolse da dietro il bancone. «Buona sera.»
«Buona sera. È possibile cenare?» domandò Paolo.
«Certamente» rispose l’uomo. Sembrava gradire l’arrivo improvviso di nuovi clienti. Abbandonò il boccale che stava asciugando e andò in contro ai tre. «Accomodatevi pure. Vi faccio portare dei menù.»
Li scortò al primo tavolo vicino all’ampia finestra e si girò verso la porta che dava sul retro del locale. «Pamela! Pamela!» urlò. Tornò a voltarsi verso i clienti e disse: «Scusate, mia figlia è l’unica cameriera disponibile in questa stagione. Sapete, città di mare come la nostra vivono principalmente sul turismo e si risvegliano solo tra giugno e settembre.»
«Per questo non abbiamo visto nessun negozio aperto qui in giro» commentò Emma.
L’uomo annuì. Riportò quindi lo sguardo impaziente verso la porta sul retro. «Pamela! Ti vuoi dare una mossa!»
La porta si spalancò, sbattendo contro il muro, ne uscì una ragazza di quindici anni, longilinea, con i capelli neri che stava raccogliendo in una coda di cavallo. «Pa’ la pianti di urlare in quel modo? Devi darmi il tempo di sistemarmi.» Indossava una minigonna nera e una maglietta rosa stropicciata.
«Ci sono dei clienti» replicò lui per giustificarsi.
Pamela si fermò al bancone e raccolse tre menù e un blocchetto con una penna. «Sono sicura che mi perdoneranno per l’attesa.»
«Non preoccuparti, non abbiamo fretta» disse Christian, sorridendo alla ragazza.
«Non sei cambiata poi tanto, ma forse non ti ricordi di noi» fece Emma gentilmente.
Sia il padre che la figlia li guardarono sorpresi.
«Conosci questi ragazzi?» domandò l’uomo.
Pamela li fissò per qualche secondo. «Ora che vi vedo bene… sì. Mi ricordo di voi. Siete i gemelli. Emma e Christian, giusto?»
«Complimenti. Ottima memoria» disse Paolo.
Pamela distribuì i menù ai tre clienti. «Grazie. Sono brava a ricordare i volti. Cosa vi porto?»
«Per me una birra» rispose l’uomo. Fece scorrere rapidamente l’indice sul menù e aggiunse: «E spaghetti allo scoglio.»
Pamela scrisse l’ordine. «E voi ragazzi?»
«Io prendo una Coca e un’insalata di tonno» rispose Emma, posando il menù sul tavolo.
Christian, invece, non aveva degnato il menù di uno sguardo. «Fate ancora quegli hot-dog pazzeschi?»
Il padre di Pamela sorrise soddisfatto. «Certo ragazzo! Sono il marchio di fabbrica del Sergent Pine di Saverio Schiavelli.»
«È più orgoglioso di quei panini che di me» borbottò Pamela.
«Ne prendo uno con senape, maionese e ketchup e da bere una Coca» disse Christian.
Saverio batté soddisfatto una pacca sulla spalla destra di Christian. «Vado a preparartelo subito.»
«Visto che è così gentile, potrei avere un’informazione?» domandò Paolo. «Sa se c’è un’agenzia immobiliare aperta in città?»
«Sì, in fondo alla strada, all’angolo con l’edicola. Quelli sono aperti tutto l’anno» rispose Saverio ridendo.
L’uomo e la figlia scomparvero dietro la porta della cucina.
«Sembrano simpatici» disse Paolo, con una lieve sfumatura di sorpresa nella voce. Il cellulare nella tasca dei pantaloni suonò e lo estrasse velocemente. Controllò il display. «È una questione di lavoro. Devo rispondere, ma ci metterò pochissimo.»
Alzando la testa per vederlo uscire dal locale, i ragazzi notarono una serie di foto appese al lato sinistro del bancone.
Pamela rientrò nella sala con le bibite nei bicchieri, posati su un vassoio e si sporse lungo il tavolo per distribuirli.
«Posso farti una domanda?» chiese Christian, mentre lei si allontanava. «Chi sono gli uomini accanto alla donna, nella seconda foto in basso?»
 «Che ficcanaso che sei!» lo punzecchiò Emma.
«Non è vero» replicò lui. «Sono curioso perché ce ne è una identica in un album che ho trovato oggi in casa. E la donna è la mamma.»
Pamela emise un leggero risolino. «Nessun problema. Quello sulla sinistra è mio padre, mentre l’atro non lo so. Ma possiamo chiederglielo.»
Pamela si allontanò verso la cucina e tornò subito dopo con Saverio. Gli indicò la foto e chiese: «Papà chi è l’uomo con te?»
«È il dottor Rivas. Ben Rivas.»
«Il padre di Marti?» fece Pamela sbalordita.
Saverio annuì. «Da giovani eravamo molto amici.»
«Quindi conosceva bene anche nostra madre» disse Emma,
«Come?» domandò l’uomo.
«La donna tra lei e il dottore» rispose Christian, indicando a sua volta la foto con l’indice. «È nostra madre Teresa.»
«Era» lo corresse la sorella. «È morta un mese fa di cancro.»
Saverio s’incupì. «Mi dispiace. Condoglianze.» L’espressione gioviale abbandonò il suo volto. «Scusatemi, devo tornare in cucina. Vieni Pamela.»
I gemelli li seguirono con lo sguardo, notando il suo repentino cambio di umore.
Il padre rientrò, cogliendoli di sorpresa.«Mi sono perso qualcosa?»
Christian ed Emma scossero la testa. Si misero a parlare della telefonata, domandandogli i dettagli e sviando la conversazione su argomenti di poca importanza.
Qualche minuto dopo, Saverio e la figlia tornarono nel salone con le loro ordinazioni. A nessuno dei gemelli sfuggì il modo brusco con cui lui posò le pietanze sul tavolo.
«Pensate di prendere altro?» chiese Pamela sorridente.
Paolo si sistemò il tovagliolo sui pantaloni «No, sono a posto così.»
Sentendo su di loro lo sguardo pungente di Saverio, i due ragazzi si affrettarono a rispondere.
«Anch’io» disse Emma.
«Idem» rispose Christian.
I due sparirono di nuovo in cucina e i gemelli si guardarono negli occhi. Senza bisogno di parlare, sapevano di condividere lo stesso pensiero. C’era qualcosa di strano in quell’uomo.

                                                      Continua...

mercoledì 15 ottobre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 2

Christian premé il fondo dello scatolone, per assicurarsi che fosse sigillato bene e reggesse il peso della roba con cui stava per riempirlo.
Lui, Emma e Paolo non avevano fatto altro dall’inizio del pomeriggio, quando avevano messo piede in casa. Suo padre si stava occupando della camera da letto matrimoniale e sua sorella dell’altra stanza da letto. A lui era rimasto il salotto, che fungeva anche da sala da pranzo. L’idea era di raggruppare tutto nelle scatole, portarle via con loro e controllarle poi con calma.
Christian sapeva che in realtà quegli scatoloni sarebbero rimasti nel garage a prendere polvere per anni. Suo padre non voleva avere a che fare con ciò che riguardava quella casa e il periodo in cui sua madre ci aveva vissuto, anche se non riusciva a spiegarsene il motivo. Ed Emma odiava tutto ciò che coinvolgeva le parole “vecchio” e “riordinare”.
Il ragazzo posò la scatola di cartone sulla sedia di fronte a lui e aprì gli sportelli della parte inferiore del mobile alla sua destra. Estrasse un vecchio mangianastri, tre contenitori rettangolari con all’interno decine di audiocassette e afferrò un grosso libro che sembrava un album di fotografie.
Si avvicinò al tavolo e iniziò a sfogliarlo. C’erano diverse foto di sua madre. Di quando era nata, del giorno del battesimo, di quello della prima comunione, altre a scuola e poi in riva al mare, dove poteva avere la sua età.
Christian ricordò di non aver mai visto immagini che raffigurassero sua madre prima della sua nascita. In effetti quella parte della vita della donna era sempre stata un mistero, lei non ne aveva parlato in nessuna occasione e nessuno di loro aveva avuto il desiderio di chiederglielo.
Qualcosa si scontrò contro il vetro della porta finestra.
Christian si girò di scatto. Camminò verso il vetro e vide un sassolino colpirlo per la seconda volta. La spalancò e uscì in veranda, osservando il piccolo appezzamento d’erba che al loro arrivo il padre aveva definito giardino.
Oltre il cancello, che immetteva nella proprietà, c’era un bambino. Aveva i capelli tagliati corti, indossava una maglietta blu con sopra un’ancora bianca e pantaloni corti dello stesso colore, era a piedi nudi. E lo stava fissando.
«Ehi» disse Christian. I sassolini erano nel giardino e il bimbo era in strada, con intorno solo asfalto. «Non dovresti stare lì.»
Il bambino continuò a guardarlo senza parlare.
«Come ti chiami?» domandò Christian. «Ti sei perso?»
Il bimbo non rispose e non allontanò lo sguardo da lui.
Christian si sentì in soggezione. Forse era straniero.
«Cosa fai fuori?» domandò Emma dall’interno. «Batti la fiacca?»
Christian si voltò, si appoggiò allo stipite e rimase con la gamba sinistra fuori. «No. C’è un bambino davanti al cancello.»
«Be’ saluta il tuo nuovo amico e torna a lavorare.»
«Sei senza cuore» disse Christian. Tornò in veranda per capire come comunicare con il piccolo.
Osservò il cancello e non vide nessuno.
Il bambino era scomparso.
 
                                                           Continua...

lunedì 13 ottobre 2014

10.000 visite e 1 regalo

Il titolo parla già da sé, ma se non si fosse capito, questo è un post di ringraziamento.
Il contatore visite qui a fianco segna le 10.000 visite, un piccolo grande traguardo che sono felice di festeggiare con voi, che più o meno frequentemente venite a leggere tutto ciò che la mia mente partorisce.
Come ho scritto in passato, voler fare lo scrittore non ha senso se nessuno ha interesse nel leggerti e voi mi avete dimostrato che un po' di interesse lo suscito, vi ringrazio tanto.
Dopo quasi quattro anni (sembra così lontano quel 1° gennaio 2011) ho raggiunto una tale cifra di visualizzazioni che può sembrare poco in confronto ad altri o una goccia nel mare se paragonata alla vastità del web, ma per me è sufficiente  per esserne fiero e continuare a scrivere per intrattenervi.

Nel titolo parlo di un regalo (che festa è senza regali?), ma non aspettatevi grandi cose.
Non sono un genio dell'informatica, ma ho trovato un modo per trasformare in epub - e quindi leggibile su vari dispositivi per ebook - la prima parte di Darklight Children. Si tratta di un sito che permette di scaricare l'opera in modo gratuito, così se ne avrete voglia potrete rileggervi tutta la parte 1 in un unico volume e magari consigliarlo ad amici. Spero apprezzerete il modo in cui è stato creato, perché è tutto molto amatoriale, ma come si dice in questi casi: "è il pensiero che conta".

Il link per scaricarlo è questo

Vi ringrazio ancora e buona lettura!

mercoledì 8 ottobre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 1

Emma guardò la distesa di cemento dal finestrino alla sua sinistra. «Per quanto tempo dovremo restarci?»
Suo padre Paolo, tenendo le mani sul volante, la guardò nello specchietto retrovisore. «Non lo so. Il tempo necessario per svuotare la casa e metterla in vendita.»
«E tradotto in giorni, vuol dire?» domandò lei, arrotolando un riccio castano intorno all’indice.
«Due, o tre giorni. Forse anche di più» rispose Paolo.
«Fantastico» esclamò Christian, il gemello di Emma seduto nel sedile del passeggero, mentre armeggiava con la radio. «C’è la possibilità che prolunghiamo le vacanze di Pasqua.»
«Il tuo odio per la scuola è infantile» replicò Emma.
«E il tuo desiderio di tornarci è da secchiona» ribatté Christian. Continuava a premere il pulsante per cambiare le stazioni, ma si sentiva solo un fastidioso sfrigolare di fondo.
«Non voglio tornare prima a scuola» sbottò la ragazza, sporgendosi dal sedile posteriore. «Voglio trascorrere le vacanze in un luogo decente. È chiedere tanto?»
«Non puoi dire che quel posto è brutto» Christian procedeva imperterrito nei suoi tentativi di alleggerire il viaggio in auto con un po’ di musica. «Ci siamo stati solo un’estate cinque anni fa.»
Emma fece un sorriso ironico. «E siamo scappati in fretta e furia.»
Dalla radio partì una filastrocca, cantata dalle voci di bambini.
«Due pesciolini nuotano felici. Sotto le onde veloci si rifugiano. Sotto il mare sorprese troveranno…»
«Che roba è?» domandò Christian aggrottando la fronte.
«Non cambiare discorso» ribatté la sorella.
«Adesso basta!» Paolo spense la radio. «Avete quindici anni, non comportatevi come dei bambini. Vostra madre è morta e ci ha lasciato quella maledetta casa. Avrei voluto occuparmi di questa faccenda da solo, ma senza aiuto ci vorrebbero settimane per risolvere la questione e non posso assentarmi troppo dal lavoro. Non ci tengo a restare lì più di quanto lo vogliate voi.»
I due gemelli erano rimasti a fissare l’orizzonte, nonostante il padre si fosse girato di tre quarti per guardarli. Entrambi notarono che c’era qualcuno sulla strada davanti a loro.
Due bambini, un maschio e una femmina, si tenevano per mano e comparsi dal nulla, rimanevano fermi in piedi a pochi metri di distanza dalla loro auto.
«Papà! Attento!» urlarono all’unisono Emma e Christian.
L’uomo istintivamente fece pressione con il piede sul pedale del freno e l’auto si arrestò. Alzò lo sguardo oltre il parabrezza, ma non vide nulla. «Che vi prende?»
 I ragazzi strizzarono gli occhi e con stupore constatarono che la strada era sgombra.
«C’erano dei bambini» rispose Christian.
Emma annuì. «Erano fermi proprio...»
«Finitela con tutte queste storie» la interruppe Paolo. Schiacciò l’acceleratore e ripartì. «Se anche per una volta non ho chiesto la vostra opinione e ho deciso da solo, non mi sembra una buona ragione per farmi scherzi del genere. Prima arriviamo, prima ce ne andiamo.»
Sorella e fratello rimasero in silenzio. Dalla morte della madre non si era mai rivolto a loro con tanta rabbia. Fino a quel momento, l’astio del padre verso quella casa era stato solo una supposizione, ora era diventata una certezza.

 
                                                        Continua...

mercoledì 1 ottobre 2014

22:22, WIRED e Penne Matte

Una veloce segnalazione.
Il mio racconto 22:22 (che trovate nei due post qui sotto in versione estesa) partecipa a un contest indetto dalla rivista WIRED con il sito social Penne Matte.
La versione che trovate sulla pagina del social è abbreviata per rispondere alle richieste del regolamento, quindi scegliete voi se leggerlo d nuovo o no, ma mi aiuterebbe molto ricevere il vostro voto e per farlo dovete cliccare sul simbolo del libro con l'alloro e la scritta "capolavoro".

Tutto qui, vi lascio il link diretto e votatemi!

http://www.pennematte.it/opera/2222-2/