lunedì 25 gennaio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 16

16. Tutti Pazzi per Billy

Betty non riuscì a credere a ciò che vedeva. Scostò le mani dalla pietra che aveva al collo e si tolse gli occhiali. Strizzò gli occhi, ma la scena rimase identica. Donovan baciava appassionatamente Billy. Se li risistemò sul viso e aprì la bocca, non sapendo però cosa dire.
«No, no e ancora no!» gridò la professoressa Noxon. «Non è quello che ti ho detto.»
Billy scansò Donovan e incredulo gli chiese: «Che ti prende?»
Donovan lo fissò un attimo insicuro, poi sfoderò un sorriso. «Come sono andato?»
La Noxon li raggiunse davanti al palco e strappò a fatica Billy dalle braccia di Donovan. Poi gli si rivolse e disse: «Capisco che l’emozione dell’atmosfera del teatro può averti contagiato, ma non è con lui che devi provare.» Iniziò a massaggiare la spalla sinistra di Billy e si voltò a guardarlo con aria trasognata. «Certo che anche il tuo fascino non passa inosservato. Ho deciso: sarai tu Romeo, senza dubbio.»
Billy la guardò imbarazzato. «È sicura? Forse è meglio fare i provini. Non credo di essere adatto al ruolo.»
«Certo che lo sei» rispose la professoressa Noxon. Prese a massaggiargli anche l’altra spalla e si voltò completamente per essergli di fronte. «Però ti serve una partner esperta. Qualcuno in grado di guidarti per farti dare il meglio, qualcuno come me.»
Betty si sporse in avanti per ribattere, ma Chas la precedette. Tolse Billy dalla presa della professoressa e gli mise il palmo destro aperto sul petto.
«Sta scherzando, vero? Lei è troppo vecchia per fare Giulietta.» Chas girò la testa, facendo ondeggiare la coda di capelli castani. «E per Billy. A lui serve una compagna della sua età, che capisca i suoi bisogni e sappia come soddisfarlo.» Strinse la maglietta di Billy e lo attirò a sé, baciandolo sulle labbra.
Billy si ritrasse bruscamente. «Credo sia meglio che vi diate una calmata.»
Sollevata che non si fosse fatto coinvolgere, Betty gli andò accanto. «Ha ragione, sembrate tutti impazziti. Anzi peggio.»
«Non è colpa loro» le rispose Billy. «Almeno non del tutto. Il mio senso del soprannaturale pizzica.»
Betty lo guardò sorpresa. «Non è possibile. Non c’è nessun mostro qui intorno.»
«Sì che ci sono dei mostri» urlò qualcuno dal pubblico.
«Siete voi» disse un altro, balzando in piedi. «Non siete adatti a stare vicino a Billy.»
Betty li fissò allibita. Uno dopo l’altro i ragazzi e le ragazze seduti nelle poltroncine si alzarono e incominciarono a gridare di essere l’unico, o l’unica, che poteva stare con Billy. Rendendosi conto di avere dei rivali, presero a spintonarsi a vicenda, e urlarsi contro che nessuno meritava Billy quanto lui o lei. Betty si voltò indietro, illudendosi di chiedere l’aiuto della professoressa Noxon per riportare l’ordine, ma si accorse che la situazione era anche peggiore.
La donna urlava e inveiva conto Chas, che a sua volta la spintonava minacciosa. Donovan si azzuffava con uno dei due ragazzi che gli aveva fatto indossare il mantello, mentre l’altro era seduto a terra imbronciato e si massaggiava la guancia destra.
«Hanno perso tutti il controllo» disse Betty preoccupata.
«Te l’ho detto: c’è di mezzo qualcosa di soprannaturale» rispose Billy.
Prima che Betty potesse replicare, qualcuno le afferrò la mano. Alzò gli occhi intimorita e riconobbe Zec.
«Svelti. Usciamo di qui prima che la situazione peggiori ulteriormente» disse il ragazzo, prendendo anche la mano a Billy.
Seguendolo lungo la striscia di pavimento tra i posti a sedere, Betty chiese: «Come mai non sembri sotto l’effetto di qualsiasi cosa ha colpito gli altri?»
«Non lo so, ma può essere un segno che c’è un modo per aiutarli» rispose Zec.
La loro avanzata verso le porte dell’auditorium venne bloccata da Michelle.
«Sapevo che voi due ne avreste approfittato» disse con rabbia, squadrando Betty e Zec. «È dalla vostra serenata al campo sportivo che ho capito che volevate Billy tutto per voi. Ma non è vostro!»
«Calmati Michelle, non sei in te» disse Betty.
«Non dirmi come devo sentirmi» urlò Michelle. I capelli le si tinsero di nero, le vene scure comparvero sulla fronte e presto avrebbe dato sfogo ai poteri di poltergeist umano. «Billy ha bisogno di me, solo io posso amarlo come è giusto.»
«Andate» disse Zec, mentre anche il suo aspetto fisico subiva la stessa trasformazione della ragazza. «Mi occupo di lei e vi raggiungo subito.»
Billy indugiò, ma Betty gli prese la mano e corse verso le porte dell’auditorium, trascinandoselo dietro. «Zec sa cavarsela da solo. Sbrighiamoci, può essere la nostra unica occasione.»
Michelle si girò di scatto. «Fermi!» urlò, puntando le mani verso di loro.
Zec si mosse con altrettanta rapidità e con i poteri telecinetici la sollevò da terra e le fece sorvolare le poltroncine, sbattendola contro il muro. «Non voglio farti del male.»
«Io sì.» Chiuse la mano destra a pugno e sradicò dal pavimento la prima poltroncina alla sua sinistra e la lanciò contro il ragazzo.
Zec la fermò a mezz’aria con il potere. Corrugò la fronte e con uno sforzò visibile, la spinse addosso alla compagna, bloccandola contro il muro. Poi si fece strada spostando senza toccarli i vari ragazzi che si aggredivano e raggiunse i due amici davanti alle porte.
Dall’esterno, Billy osservò il putiferio dentro l’auditorium. «Li lasciamo così?»
«Non abbiamo altra scelta» rispose Zec.
Betty incrociò lo sguardo della professoressa Noxon e trasalì. La donna scansò Chas e gridò: «Portano via Billy, fermiamoli!»
Tutti i ragazzi che si tiravano i capelli, graffiavano e spintonavano si voltarono verso di loro e li fissarono rabbiosi.
«Presto, le porte» disse Betty a Zec.
Zec agitò le braccia una verso l’altra e le porte dell’auditorium si chiusero con un boato. Indietreggiò mantenendole serrate, ma dall’interno si sentirono colpi violenti battuti per spalancarle. «Non li tratterrò ancora per molto.»
Betty si guardò intorno, poi indicò la spada che Billy aveva ancora nel fodero sul fianco. «Usa quelli per bloccare le maniglie. Li terranno occupati abbastanza per nasconderci.»
Billy si slacciò il fodero, sguainò la spada di plastica e infilò entrambi gli oggetti di traverso nell’apertura delle maniglie, incastrando la chiusura.
«Dove andiamo?» chiese Zec, mettendosi a correre nel corridoio con i due amici al fianco.
«Ci servono informazioni» rispose Billy. «Andiamo nell’aula multimediale.»
«No, è il primo posto dove verrebbero a cercarci. Glielo indicherebbero sia Donovan che Michelle» disse Betty. «È meglio usare la cara vecchia carta stampata. Andiamo in biblioteca.»
«Pensi che questa follia coinvolga tutta al scuola?» le domandò Billy.
«Non so.»
I tre stavano per svoltare all’angolo con l’ingresso della biblioteca, quando un bidello si parò loro davanti.
«È vietato correre per i corridoi» disse l’uomo di mezza età e tarchiato, puntando contro lo spazzolone che reggeva in mano. «Cosa ci fate ancora in giro a quest’ora?»
«Dobbiamo fare una ricerca urgente» rispose Billy. «È per domani e non abbiamo ancora scritto neanche una pagina… quindi… andiamo in biblioteca.»
L’uomo li squadrò e poi, con la mano libera, afferrò il polso di Billy e lo tirò verso di sé. «Ti aiuto io. Ti accompagnerò dove vuoi. Possiamo andare a casa mia, di cosa hai bisogno? Sono bravo in…»
«Non è il caso.» Betty gli strappò lo spazzolone e lo colpì in testa con il manico un paio di volte, tramortendolo e facendolo cadere pesantemente sul pavimento. Abbandonò quindi al suo fianco l’arma improvvisata. «A quanto pare questa malattia d’amore verso Billy coinvolge chiunque, non solo il gruppo del club di teatro.»
Zec scavalcò il bidello, abbandonò l’aspetto da poltergeist umano e tenne aperta la porta della biblioteca per fare entrare gli altri. «Ho paura che forse vada ben oltre i cancelli della scuola.»
«Pensi all’intera città?» domandò Billy allarmato, mentre lo superava e si guardava intorno nella biblioteca vuota.
«Può essere» rispose Zec. «Mi è tornato in mente l’episodio di San Valentino della seconda stagione di Buffy, quello in cui Xander diventa l’oggetto del desiderio di ogni ragazza o donna di Sunnydale.»
Betty lo fece spostare e chiuse la porta dietro di sé. «Allora dovremmo cercare una strega. Nell’episodio Xander chiede aiuto ad Amy Madison per un incantesimo d’amore.» Squadrò poi Billy. «Non è che hai lanciato un sortilegio del genere, vero?»
«No, ovviamente e se ci fosse di mezzo una strega, credo che il mio senso speciale per il male me l’avrebbe fatta già trovare» rispose Billy.
«Forse non serve una strega per questa magia, basta un oggetto» riprese Zec. «Nella settima stagione c’è un episodio simile che coinvolge una giacca di un giocatore di football.»
Betty annuì. «Me lo ricordo, ma veniva perseguitato chi lo indossava e a meno che Billy non si rifornisca in un outlet stregato, non credo sia il nostro caso.»
Billy si fermò a riflettere. «Perché non è qualcosa che ho indosso io. Ma tu.»
Betty lo fissò offesa. «Che vuoi dire? Pensi che ti abbia lanciato un incantesimo?»
«Be’ no… non apposta forse… ma quando ti sei avvicinata a me dopo che Donovan e Chas mi hanno baciato, ho percepito il soprannaturale.»
Betty si tastò gli abiti che aveva indosso. «Non ha senso. Ho questi vestiti da anni e  li ho messi altre volte senza conseguenze come queste.»
Zec le andò accanto e la scrutò con attenzione. «La collana. Non l’avevi quando sei venuta a scuola oggi, te l’hanno messa al club poco fa.»
Betty sollevò lievemente il pendente della pietra gialla e la esaminò attraverso le lenti degli occhiali. «In effetti ora che mi ci fai pensare c’è una sorta di leggenda sulla “Lacrima di Giulietta”. Però non vedo connessioni con quello che sta succedendo.»
«Perché? Raccontaci questa storia» la incalzò Billy.
«A quanto mi hanno detto alcuni ragazzi dell’ultimo anno membri del club, si racconta che ogni volta che la ragazza che ottiene il ruolo di Giulietta indossa questa pietra, riesce non solo a  far si che il ragazzo che le piace reciti come Romeo, ma al termine dello spettacolo i due si fidanzano.» Betty rimase in silenzio a guardare i volti dei due ragazzi al suo fianco. Riusciva a leggere nei loro occhi cosa stavano pensando, era ovvio che dato che lei aveva una cotta per Billy era colpa sua tutto quel putiferio. «Vi sbagliate, la storia non c’entra con la follia generale e nemmeno io. Non ho ancora ottenuto il ruolo di Giulietta.»
«Ma sei una delle candidate» disse Billy in tono pacato. «E la professoressa Noxon mi ha proclamato Romeo dopo che ti hanno messo addosso la collana. Quindi…»
Betty scosse la testa. «Non ha comunque senso. La “Lacrima di Giulietta” fa innamorare tra di loro solo i due protagonisti, non chiunque altro.»
«Ma noi siamo sulla Bocca dell’Inferno, secondo mia sorella» spiegò Zec. «E sappiamo per esperienza che le regole possono essere stravolte.»
Betty lo guardò arrabbiata. «Cosa vorresti insinuare?»
«Calma, Betty. Sono sicuro che Zec non vuole offenderti» s’intromise Billy.
«Infatti. Sto solo facendo una considerazione» rispose Zec, incrociando le braccia sul petto. «Non è un segreto che hai una cotta per Billy e non sei sicura di essere corrisposta. Quando però ti sei ritrovata con la pietra al collo hai  pensato che forse la leggenda era vera e tu avevi una possibilità. Questo desiderio può essere stato intensificato e  stravolto dalle energie della Bocca dell’Inferno e così adesso chiunque sia in presenza di Billy finisce con provare i tuoi stessi sentimenti per lui.»
«Ho sedici anni e sì, sogno che il ragazzo che mi piace provi lo stesso» ammise Betty sulla difensiva. «Ma non desidererei mai far del male a qualcun altro pur di averlo e tu lo sai bene.»
«Non ti sto accusando di nulla» replicò Zec.
«Davvero? A me sembra che mi incolpi di tutto solo perché provo qualcosa per Billy anche io come te.»
«Proprio perché entrambi abbiamo sentimenti reali per lui siamo immuni a questa magia. Come vedi è la spiegazione più logica.»
Betty gli lanciò uno sguardo di sfida. «Quindi se avessi tu questa pietra al collo, saremmo nella stessa situazione, giusto?»    
«Ehm… forse… non so…»
«Allora la tua teoria è sbagliata.»
«Perché per una volta non puoi darmi ragione» gridò Zec infuriato. «Hai deciso che sono tuo nemico solo perché amo Billy.»
«L’amore è come una guerra. Se vogliamo lo stesso ragazzo, siamo nemici.»
«È assurdo»
«Non è vero.»
«Sì, invece» sbottò Zec. «E se non fossi così cocciuta, capiresti che io tengo alla tua amicizia. Non ho fatto e non farò mai niente per portarti via Billy, se lui vuole stare con te. E non smetterò comunque di esserti amico.»
Betty rimase senza parole. In quel momento le tornò in mente che aveva sempre provato tenerezza per Zec e si trovava bene con lui. Tutto era cambiato quando era entrato in scena Billy e si era accorta che tra loro c’era più intimità di quanta avesse lei con l’ammazzavampiri.
«Ragazzi è meglio che ci muoviamo, sento dei passi che si avvicinano.» Billy guardò verso la porta e nel silenzio udirono in lontananza un gruppo di persone che correvano avanti e indietro per il corridoio. «Non ci impiegheranno molto a scoprirci. Se la teoria di Zec è corretta, dobbiamo distruggere quella pietra.»
«D’accordo.» Betty afferrò con le dita le maglie sottili, per sfilarsela, ma la trovò pesante come piombo e non riuscì a sollevarla. «Non viene via. È bloccata al mio collo.»
«Non fa niente» disse Zec. «La spaccheremo al tuo collo, troviamo qualcosa con cui romperla.»
La pietra si illuminò, Betty avvertì il calore lungo le maglie e staccò i polpastrelli per il bruciore. «No, non servirebbe. Ha iniziato ha surriscaldarsi, credo che non si fermerà finché non avrà ottenuto ciò che vuole.» Alzò lo sguardo e oltre le lenti, lo puntò su Billy. «Vuole una confessione d’amore sincero.»
«Ne sei sicura?» domandò Zec dubbioso.
«Mi sono fidata di te, tu fidati di me. Billy deve scegliere.»
Billy la guardò serio. «Betty, non voglio far del male a nessuno.»
«Lo so, ma è inevitabile.» Betty provò un’inaspettata calma nel rendersene conto. «Chi di noi sarà rifiutato soffrirà, ma non porterà rancore. Quello che mi hai detto prima Zec, mi ha fatto ricordare che anche io tengo alla sua amicizia e alla tua. Non importa chi di noi potrà stare con te, ma devi fare una scelta.»
Billy passò in rassegna i loro volti. La porta si spalancò di colpo. Il bidello barcollò tenendosi la testa dove era stato colpito e avanzò verso di loro. Dietro di lui fecero capolino alcuni ragazzi.
«E va bene» disse Billy. «Io… Zec, mi piaci tanto. Quanto io piaccio a te. E ne sono felice.»
Il fermaglio della collana si aprì e cadde con la sua pietra ai piedi di Betty. Il Bidello si fermò e si guardò intorno confuso e lo stesso fecero i due ragazzi alle sue spalle.
«Cosa stavo facendo?» chiese l’uomo, guardando gli altri presenti.
Betty colse lo sguardo confuso di lui e dei ragazzi, intuendo che forse non riuscivano ad ammettere consciamente quello che era successo. «Ci stava dicendo che la biblioteca deve esser lasciata libera e ce ne stavamo andando.»
Billy e Zec annuirono e tutti e tre uscirono.

Betty, Zec e Billy s’incontrarono poi all’uscita da scuola con Donovan e Michelle, dove raccontarono ai due amici cosa era veramente successo.
«Mi dispiace, scusatemi. Scusatemi» li supplicò Michelle.
«È tutto a posto» la tranquillizzò Zec. Poi strinse forte la mano di Billy nella sua. «Per fortuna è servito a qualcosa.»
«Voi due..» Michelle allargò le labbra in un sorriso. «Voi due state insieme?»
«Direi di sì» rispose Billy, lanciando a Zec un’occhiata complice.
Donovan si girò verso Betty. «Tu sati bene?»
Betty sorrise. «Credo di sì. Alla fine avevo bisogno di sentirmi dire la verità in faccia.» Si sentiva realmente sollevata, era stata una delusione non venire scelta, ma nel suo cuore sospettava già di non essere chi desiderava Billy.
«Vuol dire che posiamo tornare a essere un gruppo?» chiese Michelle speranzosa. «Scooby Gang di nuovo?»
Betty annuì. «Non ho obiezioni.»
«Bene. Il mio piano è riuscito» gongolò Donovan. Si rivolse poi a Betty e disse: «Adesso che hai le idee più chiare, guardati intorno. Chi è interessato a te non è così lontano.»
Betty inarcò un sopracciglio, mentre lui la superava e si avviava verso casa. Michelle lo seguì ridacchiando e Zec e Billy le si avvicinarono.
«Credo possa valere come una dichiarazione» disse Billy.
«Che vuoi dire?» domandò Betty incredula.
Zec sorrise. «Donovan ha una cotta per te.»
Betty tornò a osservarlo di spalle. Non riusciva a crederci. Le era stato vicino durante la rottura con gli altri e lei non si era accorta di niente. Aveva passato tanto tempo a correre dietro a Billy e a combattere i mostri, ma in quel momento provò una paura diversa. Per fare chiarezza dentro di sé non poteva contare su qualche altra assurdità creata dalla Bocca dell’Inferno, adesso doveva contare solo su se stessa. 

                                                

                                                  Continua…?

lunedì 11 gennaio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 15

15. Come Rovinare un Buon Piano

Appena entrato a scuola, Donovan andò a cercare Michelle e la trovò davanti al suo armadietto, intenta a riporre i libri. «Ciao. Hai qualche novità?»
Michelle chiuse lo sportello e scosse la testa. «Niente da fare. Billy è inavvicinabile e Zec mi ha detto che non spetta a lui fare la prima mossa.» Mise lo zaino in spalla e si avviò nel corridoio. «E tu? Hai avuto più fortuna con Betty?»
Donovan s’incamminò al fianco e rispose: «No. Quando ho provato parlarle mi ha risposto con massimo quattro parole e ha detto che farle fretta non risolve il problema.»
«Chissà cosa ci vorrà mai per far pace.»
«Ammesso che vogliano far pace.»
Michelle lo guardò di sbieco. «È un po’ tardi per i dubbi, non avresti dovuto appoggiare fin dal principio questa idea di non frequentarsi più.»
Donovan si bloccò di colpo. Non era lui il cattivo in quella storia, anzi aveva cercato di mettere in guardia gli interessati, ma non lo avevano ascoltato. «Ho solo pensato che un po’ di spazio facesse bene a tutti. Credevo che servisse qualche giorno per sbollire, al massimo una settimana, non potevo immaginare che quei tre avrebbero tirato avanti questa faccenda per un mese.»
Michelle abbassò lo sguardo. «Ma tu vuoi che ritorniamo a essere un gruppo?»
«E tu?» domandò in rimando guardandola perché lo fissasse negli occhi. «Finora mi hai aiutato a fare da ambasciatore tra di loro, ma non mi hai detto cosa vuoi veramente?»
Michelle alzò il capo. «Era bello essere insieme. Non solo perché  a tutti piace Buffy e ne siamo fan, ma perché condividere la lotta al male mi faceva sentire parte di qualcosa di importante ed essere accettata. Ti sembro una sfigata?»
«No, affatto» rispose Donovan.  Era stato lo stesso per lui. Quando stava con Anika credeva che le bastasse lei, ma in realtà c’era sempre un vuoto che non riempivano come coppia. Con il gruppo invece era diverso, avere quel segreto in comune e ognuno che dava il suo contributo, era come completarsi a vicenda. In più, pensare di rivederli a scuola rendeva più sopportabile andarci e tornare poi a casa a sorbirsi il malumore di suo padre.
«Ehi guarda, Billy è con il preside» disse Michelle, risvegliandolo dai suoi pensieri. «Chissà cosa vorrà da lui.»
Donovan seguì con lo sguardo il compagno che annuiva mentre il preside allampanato gli parlava serio. «Non sembra nei guai» rispose. «Ci vediamo più tardi.» Abbandonò la compagna senza lasciarla replicare e camminò furtivo verso i due.
Fermo dietro alla parete vicino le scale, Donovan li osservò salirle e poi fece lo stesso. Il corridoio del primo piano era deserto, Billy e il preside entrarono nel suo ufficio e l’uomo chiuse la porta. Donovan rimase qualche secondo in attesa sul primo scalino, quando fu certo che non c’era nessuno in giro, sgusciò veloce davanti alle sedie accanto l’entrata dell’ufficio. Si acquattò su quella più vicina alla porta e rimase fermo a origliare le voci all’interno.
«Capisci Billy? Ho cercato di chiudere un occhio per via della tua situazione particolare, ma tu non mi aiuti con un rendimento così… zoppicante.»
«Le assicuro che mi impegno al massimo.»
«Ci credo.» Donovan sentì rispondere al preside con un tono assorto. Ci fu qualche minuto di silenzio e poi riprese. «Ho visto dalla tua scheda che non frequenti nessun corso extra scolastico. Qualche credito in più potrebbe esserti utile.»
«Sì, ma le ho detto che non ho molto tempo libero» replicò Billy.
Donovan notò nella sua voce apprensione e sapeva perché il compagno non volesse impegni dopo la scuola, dato che svolgeva un’attività da ammazzavampiri, pur non potendola rendere pubblica.
«E vivendo da solo e con i controlli dell’assistente sociale ho diverse cose di cui occuparmi oltre ai compiti di scuola» aggiunse il ragazzo.
«Puoi scegliere qualcosa di semplice e poco impegnativo» disse il preside. «Hai saputo del club di teatro? Cercano nuovi membri per la messa in scena in occasione della riapertura dell’auditorium dopo i lavori di ristrutturazione. Non fanno molte rappresentazioni durante l’anno e si tratterebbe di un’occupazione a breve termine. Che ne dici?»
Donovan udì uno scambio di fogli tra i due e poi Billy rispondere: «Ci penserò su.» Si allontanò velocemente dall’ufficio prima che uno dei due o entrambi uscissero. Percorrendo le scale due gradini alla volta, gli venne in mente che forse la riapertura dell’auditorium, i bisogni del club del teatro e gli obblighi di Billy, potevano essere delle buone occasioni da sfruttare a suo vantaggio per risolvere i loro contrasti. Frugò in tasca e afferrò il cellulare. Scrisse velocemente un messaggio a Michelle e gongolò per aver confezionato un piano perfetto senza il minimo sforzo. 

«Perché mi hai fatto aspettare fino ad adesso?» gli domandò Michelle, a braccia incrociate e in piedi davanti all’entrata dell’auditorium, quando Donovan la raggiunse al termine delle lezioni. «Non potevi spiegarmi il senso del tuo sms a pranzo?»
«Se lo avessi fatto, non saresti venuta» rispose Donovan con un sorriso. Spinse la porta d’ingresso ed entrò, seguito dalla compagna.
Michelle si sedette sul primo posto esterno destro dell’ultima fila. «Che ci facciamo qui?»   
Donovan si accomodò alla sua destra. «Guarda chi altro c’è» le disse indicando davanti a loro la manciata di altri ragazzi sparsi nelle varie file delle poltroncine.
Seguendo le indicazioni del ragazzo, Michelle notò a chi si riferiva. Sul lato destro in centro individuò Zec, nella stessa zona ma in prima fila intravide Betty, mentre quattro file davanti a loro era seduto Billy.
«Per la prima volta da un mese siamo tutti nella stessa stanza, senza che qualcuno cerchi di svignarsela» disse Donovan soddisfatto.
Michelle si girò a guardarlo. «Loro sanno che siamo tutti qui? E poi non mi hai ancora detto in cosa consiste il tuo piano.»
«Ho pensato che dovevamo condividere un’attività per riprovare ad essere un gruppo. Poi ho scoperto che Billy doveva frequentare un corso per poter avere dei crediti in più e il preside gli ha proposto il club di teatro. Allora mi sono ricordato che Betty ne faceva già parte ed è bastato iscrivere anche me e te.»
«E Zec? Come sapevi con certezza che sarebbe stato anche lui del club?» domandò scettica Michelle.
Donovan sperava di non dover ammettere quell’unica falla del suo piano. «In realtà non lo sapevo. Ho solo pensato che forse avrebbe cercato di stare vicino a Billy e dato che ha una cotta per lui magari lo avrebbe seguito per scoprire cosa faceva oltre al cacciatore di mostri e finire qui anche lui.»
Michelle non trattenne una risatina. «In poche parole un puro e semplice colpo di fortuna.»
«Se vuoi sminuire così tutta la mia complicata progettazione…» fece Donovan scrollando le spalle e fingendosi offeso, anche se era contento che Michelle fosse rimasta al suo fianco fino a quel punto. «Dai, sarà divertente. Non ti piacciono le luci del palcoscenico?»
«Per niente.» Michelle tornò seria.
Donovan si morse il labbro. Si era tradito troppo presto. Sapeva da solo che se avesse saputo in cosa consisteva il nuovo obbiettivo del club, si sarebbe tirata indietro.
«Donovan, in cosa mi hai cacciata?» chiese minacciosa. «Avevo capito che saremmo rimasti dietro le quinte.»
«Be’… per la riapertura dell’auditorium metteranno in scena “Romeo e Giulietta” e visto il poco preavviso hanno bisogno di più volontari possibili anche per il cast principale.» Donovan vide subito che la sua espressione mutò.
«Te lo puoi scordare. Non reciterò mai davanti a nessuno e di certo non quella lagna strappalacrime.»  Balzò in piedi, ma prima che potesse scappare fuori, Donovan l’agguantò per le spalle e la spinse giù sul sedile.
«Dai Michelle, hai detto che volevi ricostruire il gruppo e questa può essere la nostra unica occasione. Non può essere così male e poi se io sono pronto a correre il rischio di dovermi mettere la calzamaglia davanti a tutta la scuola, devi sacrificarti anche tu.»
Michelle sbuffò, ma alla fine si arrese. «Va bene, speriamo solo che ne valga la pena.»
Donovan tirò un sospiro di sollievo, almeno un problema era risolto, restava da vedere come avrebbero reagito gli altri una volta realizzato di ritrovarsi in quella convivenza forzata. Dovette rimandare le sue riflessioni sulle conseguenze perché la professoressa Noxon, capo del club e autoproclamata regista, uscì da dietro il sipario e batté due volte le mani per attirare l’attenzione dei presenti.
«Benvenuti sia ai nuovi membri, che hai vecchi. Sono felice che abbiate risposto in così tanti alla mia richiesta» disse scendendo dal palco tramite la scaletta alla sua destra e fermandosi a pochi passi dalla prima fila. Si ravvivò i capelli castani vaporosi per effetto della cotonatura e continuò. «Sapete tutti che il tempo scarseggia così deciderò fin da ora i quattro candidati al ruolo dei due protagonisti.» Scrutò con sguardo da predatrice la sala e poi allungò il braccio destro in avanti. «Tu in ultima fila, vieni avanti.»
Donovan la guardò incredulo mentre tutti si giravano a fissarlo. «Dice a me?»
«Sì, come ti chiami?»
«Donovan» rispose.
La professoressa gli fece segno insistente di raggiungerla. «Svelto!»
Donovan si alzò, sentendo la risatina di Michelle che lo accompagnava mentre attraversava il corridoio tra le file dei posti a sedere e arrivava quasi al fianco della professoressa.
«E tu lì in centro, vieni anche tu» disse la professoressa Noxon. «Qual’é il tuo nome?»
«Billy.» Con qualche esitazione si alzò dal suo posto e andò da loro a sua volta.
Donovan si coprì il volto con le mani. Le cose si stavano mettendo male. Non intendeva iniziare una competizione con lui, il suo obbiettivo era risolvere i loro problemi, non crearne di nuovi. Scansò le mani e scambiò un’occhiata con lui sperando che cogliesse il suo dispiacere nell’essere in quella situazione. Billy non gli sembrò più di tanto interessato.
Nel frattempo la professoressa Noxon mandò due ragazzi dietro le quinte per prendere dei materiali e riprese la sua caccia alle due candiate per il ruolo di Giulietta. Passeggiò avanti e indietro per qualche minuto e poi si bloccò sulla fila di destra. «Tu e tu.»
Donovan alzò gli occhi al cielo. La situazione si faceva sempre più complicata. Betty era una delle due prescelte, mentre l’altra era Chas, una ragazza presuntuosa e competitiva.
«Bene, ora che i candidati per Romeo e Giulietta sono stati selezionati, dovranno fare un’improvvisazione sul palco. Proverete con entrambi i partner e poi noi del pubblico valuteremo la coppia più affiatata, che quindi otterrà il ruolo.»
«Professoressa Noxon, dovremmo avere il tempo per entrare nel personaggio» obbiettò Chas, scostandosi la coda di capelli color nocciola dietro le spalle. «Cioè, non può pretendere che ci buttiamo così all’improvviso in un ruolo tanto complesso. Il provino non farebbe risaltare il nostro talento. O almeno il mio.»
La Noxon fece un sorriso di circostanza. «Dovrai accontentarti dei pochi oggetti di scena che ho mandato a prendere e vi farò indossare. E comunque un vero attore si riconosce nel sapersi adattare a ogni situazione.»
Per fortuna i ragazzi con gli oggetti sbucarono in quell’istante alle loro spalle, o Donovan era certo che la discussione tra Chas e la professoressa si sarebbe trasformata in un dibattito sulla buona e cattiva recitazione. Osservò Billy al suo fianco che si lasciò allacciare la cintura pesante con il fodero e una spada dalla lama di plastica e storse il naso quando lo stesso ragazzo fissò invece sulla sua schiena un mantello corto rosso e blu.
Anche Chas non sembrava soddisfatta nel doversi infilare un misero corpetto rosa pallido, al contrario di Betty che sorrise quando vide cosa le era capitato.
«Wow! La Lacrima di Giulietta» esclamò la ragazza, mentre il compagno le chiudeva dietro al collo il fermaglio di una collana e strinse con occhi sognanti nella mano sinistra la pietra gialla a forma sferica appesa alle maglie.
Donovan non riuscì a staccarle gli occhi di dosso, c’era qualcosa di magnetico in quel gioiello e nello sguardo di Betty. Avvertì poi una vampata di calore, come quando restava in camera sua solo con Anika. Ma non era il pensiero della sua ex-ragazza a renderlo così eccitato.
«Perfetto. Direi che possiamo cominciare» disse la professoressa Noxon. «Donovan, sarai il primo, con Betty o Chas a tua scelta.»
Donovan guardò le due ragazze alla sua destra, ma non le considerò. Con una sicurezza e una foga che gli apparvero naturali, si voltò verso Billy, lo afferrò con un braccio dietro la schiena, lo attirò a sé e lo bacio con trasporto sulla bocca.


                                                      Continua…?