martedì 29 marzo 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 20

20. Da Cacciatore a Preda

Non appena si ritrovò all’esterno dell’auditorium, un vento gelido investì Billy, che rabbrividì e si ricordò di avere indosso ancora il costume di scena. Strizzò gli occhi nel buio della sera, mitigato dalla luce dei lampioni del cortile della scuola, e guardò dritto davanti a  sé. Per quanto dotata di una velocità soprannaturale, Sunday non poteva essere andata troppo lontano.
Rallentò la corsa e prese a camminare guardingo. Non voleva rischiare di essere colto di sorpresa. Intorno a lui non c’era nessuno e dall’interno della scuola gli arrivavano dei suoni ovattati, piuttosto confusi. Si fermò. Strinse le mani sull’impugnatura della metà della Falce in suo possesso e chiuse gli occhi.
Se Sunday vuole giocare a nascondino, ho un mio modo per stanarla” pensò Billy. Si concentrò, provando a estraniarsi dall’ambiente circostante e da tutto ciò che era appena successo durante la rappresentazione. Il suo senso del soprannaturale funzionava inviandogli degli avvertimenti quando una minaccia del genere era vicina. Doveva solo farsi guidare dalle sensazioni che quel misterioso dono gli forniva. Al primo sentore si sarebbe mosso sicuro nella direzione giusta. Non doveva avere fretta. Pazientare. Attendere.
Un brivido gli corse lungo al schiena, fu invaso da un fremito di pericolo unito alla certezza che qualcuno malvagio fosse alla sua sinistra. Spalancò gli occhi e sferrò un colpo deciso, dall’alto verso il basso e la lama dell’ascia della Falce smezzò qualcosa oltre all’aria.
Billy vide Sunday muoversi con un guizzo fulmineo, prima verso di lui, subito dopo all’indietro, per evitare l’arma. Una ciocca dei capelli biondi venne tranciata durante il movimento e cadde tra l’erba.
«Come diavolo hai fatto?» domandò in un ringhio la vampira.
«Ripeti sempre lo stesso errore» rispose Billy. «Continui a sottovalutarmi.» Corse contro di lei e con ferocia, scagliò di nuovo la Falce, puntando al suo collo.
Sunday parò il colpo e spinse con forza l’arma contro di lui. «Sei tu che non impari, piccolo impostore.» Sollevò le labbra in un ghigno che rese ancora più grottesco il suo volto, deformato dalla trasformazione vampiresca. «Abbiamo avuto un confronto diretto e  non ne sei uscito bene. Cosa ti fa credere che questa volta potrai battermi?»
«Perché questa volta hai superato il limite.» Billy le strappò la Falce, stringendola lui solo. «Puoi prendertela con me, per cercare di dimostrare che non sono un vero ammazzavampiri, ma se entri a scuola e metti in pericolo degli innocenti, sarò io a dimostrarti che non mi fermerò finché non sarai polvere.» Le si avventò di nuovo addosso, brandendo la Falce con una furia che gli era nuova. Sentiva la rabbia e l’odio verso quella creatura accendersi dentro il suo corpo come una la miccia pronta a farlo esplodere in una violenza maggiore.       
Sunday parve sorpresa quanto lui. Schivava con una certa fatica la lama che lui gli scagliava prima a un lato e poi all’altro del volto. Indietreggiava come se da cacciatore, fosse diventata la preda.
Billy si rese conto che a quella stregua sarebbero andati avanti tutta la notte. Agendo d’impulso, mentre lei era occupata a seguire i movimenti della Falce, le assestò una ginocchiata nello stomaco. Quando per reazione Sunday si piegò in avanti, fece calare con decisione l’arma sulla sua testa bionda.
Fu una questione di pochi secondi, di nuovo, ma lei riuscì a salvarsi, buttandosi a terra all’indietro, mentre Billy cadde sulle ginocchia, con la lama conficcata nel terreno. Ansando, alzò la testa e fece solo in tempo a sentirla ringhiare.
 Sunday balzò in piedi, lo afferrò per il collo, spostandolo lontano dalla Falce come se fosse  leggero quanto un pupazzo e gli fece sbattere la schiena contro il tronco di un albero. Un urlo gli si strozzò in gola, mentre il dolore per la botta si ripercuoteva per tutto il corpo.
«Lo sai che il tuo comportamento non è salutare?» gli chiese, stringendo le dita sulla pelle del collo. «Questa foga con cui combatti, non fa pensare a un guerriero che si erge contro il male, ma piuttosto a qualcuno altrettanto oscuro.»
Billy rantolò. Voleva far uscire una risposta. Più precisamente che non si faceva dare lezioni di etica e comportamento da una non-morta psicopatica, ma lei stringeva così forte che anche solo riuscire a respirare era un’impresa.
«Gli ho detto la stessa cosa, ma sono più attendibile di te.» Kerry comparve alle spalle di Sunday, l’afferrò per i capelli e la scaraventò alle sue spalle. Lanciò un’occhiata a Billy e poi tornò a concentrarsi sulla vampira.
Inspirando con avidità l’aria, Billy la osservò combattere. Impostore o meno, si muoveva come una vera Cacciatrice. Con il vestito di scena strappato all’altezza di metà coscia per agevolare i movimenti, sferrava calci precisi, colpendo la vampira ai fianchi e anche i suoi pugni andavano a  segno in pieno volto. Pensò che forse aveva fatto solo un corso di arti marziali, ma poi le vide fare una capriola con giravolta per evitare la nemica e si convinse che non poteva essere il risultato di un semplice allenamento sportivo.
«Arrenditi. Non sei alla mia altezza» la sbeffeggiò Kerry.
Sunday le assestò un pugno nello stomaco, così forte, che Billy provò dolore al solo vederlo.
«Vi credete tutti dei duri» rispose Sunday. «Non avete capito con chi avete a che fare. Sono un vampiro. Uno vero, niente romanticherie da adolescente. Vi ucciderò uno dopo l’altro.»
«Per fortuna siamo in tanti» ribatté Kerry. Guardò oltre Sunday e urlò: «Ora!»
Kenny sbucò da dietro un albero e corse con il paletto stretto in mano, diretto alla schiena di Sunday. Si muoveva a fatica, risentiva ancora del morso della vampira e le conficcò la sua arma un paio di centimetri più in basso, rispetto al cuore.
«Oh no» gemette Kerry.
Kenny si rese conto di aver fallito e provò a estrarre il paletto.
«Lascia perdere» gli gridò Billy. «Scappa! Corri via!»
Lui mollò la presa sul paletto, ma Sunday si voltò e lo agguantò. Rigirò il ragazzo, tirandolo davanti al suo corpo come scudo e disse: «Non hai la sensazione di un déjà vu?»
«Tocca ancora mio fratello e ti torturerò prima di ridurti in polvere» sibilò infuriata Kerry.
Billy si mosse in avanti, staccandosi dall’albero. Voleva raggiungere la Falce, piantata a terra e dare una mano.
«Fermo lì, tu» gli ordinò Sunday. «Vi dico cosa faremo. Voi state qui buoni e calmi. Io me ne andrò da questa scuola che sembra arruolare solo fanatici della caccia ai vampiri e lo pseudo apprendista ammazzavampiri viene via con me, come garanzia. E poi non ho ancora finito di mangiarlo. Il primo assaggio è stato gustoso ma frettoloso.»
«Te lo puoi scordare. Non vai da nessuna parte» ribatté Kerry.
«Ok, allora lo ammazzo subito e poi vado a fare un saluto al vostro pubblico» rispose Sunday. «Anzi, ripensandoci farò proprio così. Questa ipotesi e più… Ah!» Cacciò un urlo che divenne un ringhio di dolore e allentò la presa su Kenny. Si voltò per osservare il retro del busto e si staccò il paletto dalla carne, che nel frattempo era stato quasi spinto del tutto nella sua schiena.
«Speravo ti facesse più male.» Zec si fece avanti dall’ombra, non visto aveva agito con la sua telecinesi sull’arma. Tese il braccio destro e chiuse la mano a pugno. «Non è divertente quando ti interrompono sulla scena, vero?»  Kenny venne sollevato da terra e levitò verso di lui, che lo accolse tra le braccia.
Sunday non si perse d’animo. Si lanciò su Kerry prima che il sollievo nel vedere il fratello al sicuro la facesse reagire e la atterrò, buttandosi sopra di lei. Tutto quello che la ragazza dalla pelle scura riuscì a fare, fu afferrare la testa della vampira e tenerla a distanza dal suo collo.
Billy capì che era la sua unica occasione di porre fine alla battaglia. Corse verso la Falce, la estrasse dal terreno, si mosse rapido verso le due lottatrici stese a terra e mentre Sunday si alzava, notandolo con la coda dell’occhio, abbassò con violenza la lama dell’ascia sul collo, tranciandole il capo dal resto del corpo.
La vampira si dissolse in polvere e Kerry lanciò la testa, rimastale in mano con un’espressione sorpresa dipinta sul volto, che si sbriciolò prima che di toccare l’erba.
Billy tese quindi il palmo libero a Kerry per aiutarla a rialzarsi. «Grazie per essere intervenuta.»
Senza accettare il suo aiuto, Kerry si rimise in piedi. «Siamo pari. Non devi ringraziarmi.»
Kerry si scostò da Zec. «Grazie anche a te.» Poi si incamminò verso la sorella, che gli andò incontro e lo sostenne.
«Aspettate, avranno chiamato dei medici, perché non venite con noi a farvi dare un’occhiata?» propose Zec.
«Meglio di no» rispose Kenny.
«Sappiamo curarci da soli» ribadì Kerry. Tenendo un braccio dietro la schiena del fratello, si voltò e ritornò ad avanzare con lui verso il retro della scuola.
Billy non voleva lasciarli andare senza prima chiarirsi. «Se non volete fare gruppo con noi, lo accettiamo, ma voglio sapere cosa intendi con questa storia dell’oscurità.»
«Te l’ho già detto la prima volta che ci siamo visti e te lo ha anche ripetuto la vampira» disse Kerry senza girarsi indietro. «Non ho altro da aggiungere.»
«Non sono un vostro nemico» gridò Billy. «Te l’ho dimostrato. Sono rimasto a combattere con voi, mi devi più di una frase criptica.»
Kerry si bloccò. Si voltò lentamente e disse. «Quello che ti ho detto è tutto quello che so. Percepisco un’oscurità in te che non vedo in nessun altro dei tuoi amici. Non so altro.»
Zec s’intromise «Ma potremmo comunque essere alleati.»
Kenny scosse la testa. «Da come stanno le cose, non possiamo fidarci di nessuno. Solo di noi stessi.»
«E dovreste farlo anche voi» aggiunse Kerry. «È l’unico consiglio che posso darvi.»
I due gemelli ripresero ad avanzare per la loro meta.
«Ma…» tentò di fermarli ancora Zec.
Billy gli posò una mano sul braccio. «Lascia stare. Tanto li rivedremo.» Li seguì con lo sguardo, mentre scomparivano nell’oscurità della sera e poi disse: «Torniamo dagli altri.»

Billy e Zec, che aveva ripristinato il suo aspetto normale, raggiunsero l’ingresso della scuola e come aveva ipotizzato il ragazzo, trovarono due auto della polizia e una coppia di ambulanze oltre il cancello.
Billy notò dei paramedici che eseguivano pratiche di primo soccorso ai ragazzi feriti, ammassati nel parcheggio, mentre quattro agenti interrogavano varie persone disposte in file scomposte. Spostò lo sguardo e  incrociò quello di Betty e Donovan, che sollevati abbandonarono il gruppo in cui si trovavano e andarono loro incontro.
«State bene, cominciavo a preoccuparmi seriamente» disse Betty, stringendo con affetto un braccio sia a lui che a Zec.
«Io invece ero sicuro che c’è l’avreste fatta. Siete una coppia micidiale.» Donovan gli batté un’amichevole pacca sulla spalla. «Com’è finita con Sunday?»
«È polvere» rispose Billy.
Betty sospirò rilassandosi. «Bene, con lei abbiamo chiuso.»
«E i gemelli ammazzavampiri dove sono?» chiese Donovan. «Vi hanno dato problemi.»
Zec scosse la tasta. «Se ne sono andati via per conto loro, ma credo che abbiamo stabilito una tregua.» Poi si girò a guardarsi intorno. «Dov’è Michelle? L’avevo lasciata da sola con il resto dei vampiri.»
«Qui intorno non c’è» si allarmò Betty. «Credete che loro l’abbiano…» 
«Hai davvero così poca considerazione di me?» La voce di Michelle giunse alle loro spalle, costringendoli a girarsi verso il cortile da cui erano arrivati Billy e Zec. Aveva abbandonato il look dark dovuto all’uso del potere e anche se il suo abito di scena era malconcio, non sembrava ferita. «Me la so cavare, ho sistemato quei vampiri spocchiosi con l’aiuto di sua sorella» disse avanzando e indicando Zec.
«Dana? Lei è stata qui?» chiese sorpreso Zec.
Michelle annuì. «Abbiamo stretto un accordo, lei ha fatto uno dei suoi numeri e i vampiri si sono distrutti da soli.»
«Avrei voluto esserci» commentò Donovan.
Betty gli tirò un leggero pugno sul braccio destro. «Non dire stupidaggini. È già stato spaventoso restando nelle retrovie.»
Donovan mise il broncio, mentre gli altri risero. Billy li guardò contento di averli al suo fianco a combattere ciò che la Bocca dell’Inferno sputava loro addosso. Poi alzò gli occhi e notò un poliziotto che li fissava.
«Ho delle novità per voi» disse Michelle.
«Anche io» ammise Betty.
«Dovremmo rimandare» intervenne Billy, vedendo che il poliziotto non staccava gli occhi di dosso dal loro gruppo. «Penso che la polizia voglia interrogare anche noi. C’è una versione ufficiale?»
«Be’ ecco… diciamo che abbiamo spinto verso una certa direzione» rispose Donovan.
«Abbiamo pensato che la versione più credibile era di dire che fosse una banda di drogati che volevano spaventare e derubare» raccontò Betty.
Zec si strinse nelle spalle. «Non è male come scusa, può essere credibile.»
«Sì, però è meglio che ci dividiamo per non dare nell’occhio e se dovete dare delle descrizioni sugli aggressori o su cosa avete fatto subito dopo l’attacco, restate sul vago» raccomandò Billy.
Betty inarcò un sopracciglio. «Perché?»
Billy ricordò l’avvertimento di Kerry e lo condivise con i suoi compagni. «Perché è più sicuro per il momento non fidarsi di nessuno.»   

                                                    Continua…? 

lunedì 14 marzo 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 19

19. Romeo e Giulietta e Vampiri (Atto Secondo)

Dobbiamo agire subito” pensò Michelle, vedendo che Sunday, sollevata di peso da terra da Kerry,  le rifilava un pugno in pieno ventre, obbligando l’altra a piegarsi in due. Girò il volto verso il sipario chiuso e notò al lato sinistro Betty e Donovan che correvano giù dal palco facendo segni al pubblico, osservati da Kenny. Li aveva visti parlare con lui, ma qualsiasi cosa si fossero detti, intuì che li aveva spinti a provare a mettere al sicuro le persone intervenute alla rappresentazione.
Un ragazzo vampiro che indossava la felpa con il cappuccio le andò addosso e la colse di sorpresa. Prima che Michelle potesse reagire, il vampiro si tramutò in polvere e mentre la sua figura si sgretolava, vide Billy che ritirava il paletto di legno da dove prima c’era il corpo del suo assalitore.
«Stai attenta. Dobbiamo aiutare gli altri, non sono preparati per questo agguato» le disse, mentre al suo fianco arrivava Zec.
Michelle annuì. I ragazzi del gruppo di teatro cercavano di difendersi, scalciavano, tiravano pugni, altri provavano a sfuggire alle prese possenti degli assalitori, ma non sapevano cosa volesse dire affrontare dei veri vampiri. Pensò con un pizzico di terrore che forse sua madre era tra il pubblico e nemmeno lei ne era in grado. «Richiamiamo la metà della Falce» annunciò e porse le mani ai due compagni.
Entrambi strinsero la sua e  in un lampo cremisi la parte superiore della Falce, a forma di ascia, si materializzò tra i loro corpi.
Billy l’afferrò. «Comincio io. Voi cercate di separare i vampiri dai nostri compagni» corse come una furia verso una donna di mezza età che addentava il collo di un ragazzo delle comparse e la decapitò.
«È l’ora di rifarci il trucco» disse Michelle a Zec. La transizione per richiamare il potere da poltergeist scaturito dal dolore represso diventava sempre più facile e spontanea. Osservando Zec accanto sé, notò che per lui doveva essere lo stesso: passò senza fatica dal suo solito aspetto innocuo, a quello con le vene scure e i capelli più neri del normale.
«Io provo a raccogliere i nostri compagni» disse Zec, sollevando le mani lentamente sopra la tasta. «Ti va di occuparti dei vampiri?»
«Ci provo» rispose Michelle. Allungò le braccia in avanti e come il braccio meccanico del gioco che pesca tra la marea di peluche quello che vuole vincere, aprì e chiuse più volte le dita, afferrando con la telecinesi i vampiri, staccandoli dalle prede e sbattendoli contro la scenografia in legno. Riuscì a tenerli bloccati senza sforzo e disse a Zec: «Aiuta gli altri a scappare. Credo che Betty e Donovan stiano facendo sfollare il resto degli ospiti.»
Zec annuì e scostò il sipario, facendo segno ai compagni di seguirlo. «Date una mano a chi non riesce a camminare e raggiungete i professori e il resto del pubblico.»
Dallo spiraglio aperto del sipario, Michelle scorse Donovan, a metà corridoio tra i sedili, che agitava le mani per far avanzare i ragazzi verso la folla di adulti che procedeva a sua volta per l’uscita dell’auditorium. Intanto Zec rimase a sorvegliare la fila come una guardia del corpo, mentre i ragazzi gli passavano davanti e scendevano dal palco senza fare domande.
Sunday si accorse di come il loro intervento aveva annientato la sua truppa e fatto scappare le sue vittime e ringhiò nella loro direzione. Pagò cara la sua distrazione.
Kerry le sferrò un pugno che la fece cadere distesa sul palcoscenico. «Te l’ho detto, bionda. Oggi hai a che fare con i professionisti.»
Kenny irruppe sulla scena brandendo il suo paletto e si lanciò sicuro su Sunday.
La vampira rotolò sulla sinistra e lui finì addosso alla gemella. Sunday si rimise in piedi, rapida lo prese per il collo della felpa, lo attirò a sé e con violenza gli morse il collo.
L’urlo di dolore del ragazzo richiamò l’attenzione di Billy, che libero dalla lotta contro gli altri vampiri tenuti a bada da Michelle, si gettò verso Sunday, deciso a tagliarle la testa.
Sunday si staccò da Kenny e lo usò ancora una volta come arma, lanciandolo tra le braccia di Billy e costringendolo ad abbassare l’arma che brandiva. «Volete giocare con me?» domandò, pulendosi la bocca sporca di sangue con il dorso della mano destra. «Bene, ma prima dovete prendermi.» Scansò con agilità Billy, Kenny e Kerry e buttando a terra i pochi ragazzi del club di teatro che non erano ancora scappati, strappò il sipario, saltò giù dal palco e spalancò la porta dell’uscita di sicurezza sulla parete destra, correndo nel cortile.
«Non me la farò scappare di nuovo» disse Billy, lasciando Kenny barcollante, ma in piedi e correndole dietro.
Kerry si strappò il vestito di scena della festa poco sopra il ginocchio e si mosse con più facilità. «Ammazzare quella vampira è compito nostro.» Mise un braccio dietro alla schiena del fratello e  se lo trascinò dietro senza troppa fatica, mentre seguiva Billy fuori dall’auditorium.
Zec guardò l’ultima ragazza raggiungere Donovan e poi correre con lui in salvo e rientrò dietro il sipario. Lanciò uno sguardo apprensivo alla porta spalancata sul cortile e poi si girò verso di lei.
«Vai. Corrigli dietro» disse Michelle, sapeva che era in pensiero per Billy.
«E tu? Forse dovrei restare ad aiutarti a tenere a bada quei vampiri.»
Michelle riportò lo sguardo sui vampiri prigionieri della forza invisibile che non li faceva avanzare. «Non preoccuparti. Posso farcela. Billy invece è solo contro Sunday e lei è davvero pericolosa.»
«In realtà ci sono anche Kerry e Kenny con lui» ribatté Zec, mordendosi il labbro inferiore.
«Non mi sembrano di grande aiuto: lui è ferito e lei non è certo affidabile» rispose. «Forza! Vai e guarda le spalle al tuo ragazzo.»
Zec le sorrise. «Faremo il più presto possibile.» Si voltò e corse giù dal palco e poi a sua volta all’esterno attraverso l’uscita di sicurezza.
Rimasta sola, Michelle iniziò a sudare freddo. In principio trattenere tutti quei vampiri non le era costata fatica, ma ora iniziava ad accusare il peso di dover impiegare tante energie in modo continuato.
«Non può tenerci qui all’infinito» urlò una donna vampiro.
«Sei già al limite» continuò una vampira adolescente con il piercing al naso.
«E quando cederai ci sarà da divertirsi» disse un vampiro in giacca e cravatta. «Sei così grassa, che saremo sazi per un mese dopo averti prosciugata.»
La dozzina di vampiri alla sua mercé scoppiò a ridere e Michelle gridò per la frustrazione. «Fate silenzio!» Anche con tutto il suo potere e l’aver dimostrato di essere in grado di sconfiggerli da sola, restava la ragazza sovrappeso da prendere in giro. La rabbia montò nelle sue vene, ma non servì a rinvigorire la fonte da cui traeva le sue capacità speciali. Per quanto cercasse di non darlo a vedere, non avrebbe retto a lungo. Forse con un allenamento, ammesso che fosse possibile allenarsi a essere un poltergeist umano, avrebbe imparato a resistere di più… ma non c’era tempo.
«Ci siamo» ghignò il vampiro che l’aveva sbeffeggiata. «Sei al limite» e iniziò a spingersi con forza nella sua direzione. 
Gli altri lo imitarono e anche se di pochi centimetri, riuscirono ad avanzare.
Michelle cadde in ginocchio. “Non avrei dovuto mandare via Zec” si disse con il sudore che le colava dalle tempie fino alle guance. Avvertì un fremito alla nuca e il vampiro in giacca e cravatta sgusciò dalla sua presa.
Rimase sorpreso per pochi istanti e poi sfruttò la sua rinnovata libertà per correrle contro.
Impaurita, Michelle provò a ricorrere al suo potere per fermarlo e nel panico perse la presa già debole su tutti gli altri. Strabuzzò gli occhi nel vedere il gruppo che le si avventava contro. Era pronta al peggio, questa volta non ce l’avrebbe fatta.
Con sua sorpresa però si fermarono tutti all’improvviso. Il primo a pochi centimetri da lei e alcuni degli altri addirittura a mezz’aria.
«Cosa diavolo succede?» chiese sbalordita.
«Diavolo, giusto» rispose una voce familiare in una nuvola di fumo rosso. «E come mi piace ripetere: “meglio il diavolo che conosci”.»
Dana comparve in fondo al palcoscenico, a poca distanza dalla scenografia graffiata e  danneggiata dai vampiri. Nel suo solito completo di top e pantaloni viola che mettevano in risalto la pelle rosso scuro, camminò verso Michelle con fare teatrale, evitando i vampiri, che bloccati come in un fermo immagine, non erano consapevoli della sua presenza.
«Mi hai salvata» constatò Michelle sorpresa. «Perché?»
«È stato involontario» rispose la ragazza demone con un mezzo sorriso. «Volevo evitare di avere a che fare con i vampiri e metterli in pausa era l’unico modo. Anche se, ammettiamolo: possiamo condannarli per il loro attacco? Eravate una tale lagna, avreste dovuto lasciar perdere la versione classica e scegliere quella di Buz Luhrmann.»   
Michelle inarcò un sopracciglio per nulla convinta delle sue parole. «Perché non hai messo in pausa anche me?»
«Non sapevo ci fossi anche tu.»
«Ma se hai appena detto che eravamo una lagna. Quindi stavi seguendo la rappresentazione» replicò Michelle, rialzandosi. «Sei qui per un motivo preciso e non vuoi che i vampiri lo scoprano. Perché?»
Dana sorrise. «Touché. Sei davvero intelligente. E io che pensavo che il cervello del gruppo fosse la quattrocchi.»
Michelle arrossì. «Non cambiare discorso. Dimmi cosa fai veramente qui.»
Dana girovagò sul palco e tra i vampiri. «Diciamo che ho percepito qualcosa di potente e sono venuta a prenderlo.»
«Devi dirmi cosa.»
«Non sfidare la sorte, fragolona» ribatté Dana, attorcigliando l’indice sinistro in una ciocca dei capelli castani, raccolti in una coda. «Ti ho già salvata dall’abbuffata dei vampiri.»
Michelle seguì lo sguardo dell’altra. Puntava verso il basso, tra i residui di stoffa dei costumi e i pezzi della scenografia. Tra i resti della battaglia individuò qualcosa che risaltava: la “Lacrima di Giulietta”, la collana con il pendente che aveva addosso Chas. Doveva esserle caduta durante l’assalto di Sunday ed era stata dimenticata dalla compagna, mentre strisciava via per mettersi in salvo. Dana si avvicinò furtiva per raccoglierla e Michelle sollevò la collana con il suo potere telecinetico, attirandola nella sua mano destra.  «Allora è questa che vuoi.»
Dana la fissò seria. «Non farmi arrabbiare. Il tuo look dark non ti aiuterà contro di me. Ti conviene consegnarmela senza storie.»
«Cosa te ne fai?» domandò Michelle. «È solo una pietra di vetro senza valore.»
«Proprio perché non ne capsici il valore, è inutile che la tenga tu. Non te lo ripeterò ancora. Dammi. Quella. Collana.»
Michelle gettò uno sguardo all’oggetto in mano sua. Non riusciva a  intuire quale macchinazione ci potesse essere dietro l’interesse di Dana. In passato aveva funto da catalizzatore per i sentimenti di Betty e attraverso la leggenda che la riguardava, fatto scattare la caccia a Billy, ma non vedeva nessun vantaggio ora che quell’effetto era stato spezzato.
«Non ti conviene perdere altro tempo.» Dana era sempre più minacciosa. «I vampiri si sbloccheranno tra poco e io posso andarmene e tornare a prendere la collana con calma quando avranno finito con te.»
Michelle tremò al pensiero di quello che avevano in serbo per lei. Era troppo provata per riuscire a tenerli a bada una seconda volta. Così, provò a portare la situazione a suo vantaggio. «Ti darò la collana, ma tu liberami dai vampiri. Falli svanire, mandali all’inferno, riducili in polvere, quello che vuoi, basta che spariscano.»
«Scordatelo. Non ho tutto questo potere» rispose Dana. «Però possiamo provare a far sì che si distruggano tra loro. Devi solo cantare per me.»
«È proprio necessario?»
«Se preferisci restare il piatto forte sul menù, accomodati.»
Michelle sbuffò. «Qual è la canzone?»
Dana le si posizionò alle spalle. «Devi sceglierla tu, come sai. Non importa che ti impegni a condividere i tuoi sentimenti, basta che ti concentri all’idea che si combattano tra loro, io guiderò la coreografia.»
Michelle annuì. Dana schioccò le dita e nell’auditorium risuonarono le note di Lovefool dei The Cardigans.
«Scelta curiosa» commentò la ragazza demone.
«È colpa tua. Prima hai menzionato il film con Leonardo DiCaprio.» Michelle chiuse gli occhi e quando li riaprì i vampiri erano “scongelati” e si guardavano intorno confusi. Iniziò a cantare di come si sentisse colpevole di essere la ragione della loro lotta. Più fazioni la amavano, ma lei non poteva essere di tutti. Solo uno o una tra loro poteva averla.
Dana le sfiorò gentilmente i lati del petto e poi scivolò sinuosa al suo fianco. Raccolse da terra un frammento di legno appuntito e lo porse la primo vampiro davanti a sé e questo lo conficcò nella vampira al suo fianco senza esitazione, polverizzandola.
Dana saltellò e prese altri oggetti della scenografia, selezionando solo quelli abbastanza appuntiti e in legno. Li distribuiva ai vampiri adulti e adolescenti e loro, senza porsi domande, si attaccavano a vicenda.
Michelle indietreggiò verso la scaletta sulla destra, continuando a cantare, scese dal palco e osservò con che composizione armoniosa e aggraziata i vampiri si battevano in un ballo di morte, culminando in esplosioni di polvere.
Al secondo ritornello rimase sulla scena solo una vampira poco più grande di lei. Sorrideva mostrando i canini, pensando di potersi pregustare il suo premio. Dana la raggiunse con due pirolette, le strappò di mano il paletto improvvisato e lo conficcò nel cuore, sbarazzandosi di lei.
Con la morte dell’ultimo avversario, terminò anche la musica.
Michelle tirò un sospiro di sollievo.
«Hai una bella voce, magari la prossima volta scegliamo qualcosa di più appropriato a te» disse Dana, comparendo in uno sbuffo di fumo al suo fianco. «E ora la mia ricompensa.»
«In realtà non hai fatto tutto da sola.»
«Avevamo un patto» le ricordò l’altra. «Vuoi rimangiarti la parola?»
«Dammi un indizio sul perché ti serve e siamo pari» disse Michelle. «Cos’hai da perdere?  Hai detto che non capisco il valore della collana e tu la otterrai comunque.»
Dana rimase con’espressione indecifrabile per qualche secondo, poi sorrise. «Va bene. Ti basti sapere che ho il sospetto che presto ci sarà una grossa crisi, qualcosa che potrà cambiare interamente la situazione in cui ci troviamo. Avere questo gioiello con me, potrebbe essere l’unica possibilità per salvarmi.»
Michelle le porse la collana. «Cosa intendi con “una grossa crisi”?»
Dana afferrò il ciondolo. «Al momento opportuno, lo capirai da sola.» Venne avvolta dal fumo rosso e scomparve dall’auditorium.  


                                                      Continua…?

martedì 1 marzo 2016

Le origini di Darklight Children - Gemelli per Destino

Eccomi di nuovo a parlarvi della mia creatura. Lo so, molti penseranno che un romanzo debba farsi conoscere per la sua trama, il suo stile, i suoi personaggi, però svelare qualche retroscena aiuta a ingolosire e incuriosire i potenziali lettori.
Essendo io stesso un lettore, prima che un aspirante scrittore, ho pensato che spesso ci chiediamo come ha avuto origine una storia, da quali elementi è nata e cosa ha ispirato il suo autore o autrice nel scriverla, magari finendo con lo scoprire che condividiamo con lui o lei alcuni dei suoi gusti.
Così, facendo un grande sforzo di memoria, ho deciso di raccontarvi come Darklight Children – Gemelli per Destino ha preso forma nella mia mente prima di diventare il romanzo che è ora.



Partiamo con una data: la primissima idea della storia l’ho avuta nel lontano 1998, ora non so dirvi con precisione quale evento in quel momento della mia vita mi ha fatto “partorire” l’idea di base (è passato davvero troppo tempo), ma ricordo con certezza di aver deciso di incentrare la storia su gemelli di sesso opposto, dedicandomi al legame che li unisce che risulta particolare e a volte incomprensibile a chi non è un gemello (e sì, io lo sono) e come forse nascere con già qualcuno accanto non è un caso, ma parte di un piano predefinito. Naturalmente tutto questo non aveva alcun fine sociale, o di indagine scientifico/psicologica, si trattava solo del desiderio di raccontare una storia di fantasia in cui io stesso potessi identificarmi (giusto per non scordare mai la prima regola per chi vuole mettersi a scrivere un’opera di finzione: scrivi di ciò che conosci).
Ovviamente questo era solo il primo ingrediente della mia “ricetta” e come spesso accade, furono altre opere a ispirarmi e insieme alla famosa “farina del mio sacco” mi hanno permesso di allargare questo concetto e costruirci una trama intorno. Magari chi ha già letto la versione sul blog avrà fatto delle supposizioni e troverà nelle prossime righe la conferma di quali storie possono avermi ispirato.
La prima (credo in ordine di tempo) è stata la serie manga e anime Bishojo Senshi Sailor Moon di Naoko Takeuchi e sono sicuro sia conosciuta anche da chi non è un fan di fumetti e animazione giapponese. In realtà sono stati solo alcuni elementi del primo arco narrativo e del terzo a solleticare la mia immaginazione e spingermi a rielaborarli. Nello specifico, all’epoca in cui progettavo la storia, mi era rimasto impresso ciò che mi aveva colpito della prima lettura/visione: la doppia vita delle protagoniste, non tanto in quanto supereroine, ma piuttosto per il fatto di aver già vissuto in un passato lontano e il modo in cui i ricordi e le azioni compiute nella vecchia vita avevano ripercussioni e conseguenze nella nuova. Per quanto riguarda il terzo arco ad affascinarmi era stato l’istituto Mugen, una scuola d’elite che però nascondeva una base nemica in cui gli avversari principali erano coinvolti con demoni creati in laboratorio e soprattutto la figura del professor Tomoe, un uomo di scienza convertito al soprannaturale per scopi personali (questa caratterizzazione è evidente maggiormente nella versione manga).
Restando in tema manga/anime, un’altra serie che mi ha ispirato è Miracle Girls di Nami Akimoto (e conosciuta in Italia come È un po’ magia per Terry e Maggie) non solo per le sue protagoniste gemelle, ma principalmente per le tematiche riguardanti i poteri extrasensoriali (ESP), il legame tra gemelli e soprannaturale e anche qui per la figura un po’ ambigua di Shinichiro Kageura, un professore ossessionato dal paranormale.
Spostandoci dalla narrativa per immagini a quella scritta, di sicuro il romanzo che mi ha suggestionato maggiormente è Là fuori, nel buio di Dean Koontz. Non vi rivelo particolari essenziali della trama per non rovinarvi una potenziale futura lettura, vi basti sapere che le capacità psichiche del protagonista e le sue lotte contro i demoni, così come le origini segrete di questi demoni, mi hanno influenzato nel delineare diversi aspetti del mio romanzo.
Essendo un patito di serie televisive (come Leonardo uno dei protagonisti del mio romanzo), anche in questo media ho trovato diversi spunti. La prima serie che ha avuto un impatto enorme su di me e sulla mia storia è senza alcun dubbio Buffy The Vampire Slayer (o Buffy l’Ammazzavampiri se preferite e come potete vedere dagli altri post del blog continua a influenzarmi in ciò che scrivo). Joss Whedon, il creatore di Buffy, è riuscito a rendere alla perfezione il binomio adolescenza uguale inferno e l’ambientazione scolastica in cui il soprannaturale si insinua per entrare prepotentemente nelle vite dei ragazzi, obbligandoli a combattere i loro demoni non solo in senso figurato, è alla base della mia storia tanto quanto l’idea dei gemelli.
Anche Charmed (in italiano Streghe) mi ha fornito inspirazione, ma solo in minima parte ed esclusivamente nella prima stagione con il personaggio di Andy Trudeau (interpretato da T.W. King) che ha funto da modello per la creazione nel mio romanzo del personaggio di Fulvio Marchi, zio dei protagonisti e ispettore di polizia.
E pur non essendo un amante delle serie di fantascienza, posso però dire che anche Roswell ha avuto una piccola parte nell’ispirarmi: anche in questo caso si tratta di un unico particolare, legato agli episodi finali della prima stagione e che riguarda i legami interpersonali tra i quattro extraterrestri messi a confronto tra come erano nella loro vita passata sul pianeta natale e come lo sono nelle loro vite presenti sulla Terra.
Per ultimo, ma non certo per importanza, c’è anche il testo di una canzone tra le mie fonti di ispirazione. Si tratta di Unfoirgivable Sinner (letteralmente “Imperdonabile Peccatore”) di Lene Marlin, che parla di una persona tormentata per aver fatto qualcosa di orribile e deve convivere con questo passato, ripensando a una misteriosa lei che dall’alto canta come un angelo. Se avete già letto, o leggerete il romanzo capirete anche voi quanto questa canzone calzi a pennello con lo stato d’animo dei mie protagonisti una volta che si ritrovano a dover affrontare la verità sul loro passato.
A grandi linee direi che ho ricostruito più o meno tutte le tappe, o meglio le fonti, che hanno avuto un certo peso nel darmi suggerimenti per dare forma al mio Darklight Children – Gemelli per Destino, resta da vedere quanti di voi le hanno ritrovate o le ritroveranno leggendolo.

Se avete voglia, fatemelo sapere.