lunedì 30 maggio 2016

Recearticolo - X-Men Apocalisse

L’attesa è durata due anni ed era accompagnata da un certo timore. Sì, perché data l’esperienza con la precedente trilogia, il film numero tre sembra essere il vero arcinemico degli X-Men. Per fortuna, per quanto mi riguarda, considero questa terza prova della nuova saga iniziata con X-Men - L’inizio e proseguita con X-Men: Giorni di un Futuro Passato una vittoria. Il film non è perfetto, ci sarebbero alcune limature da fare, ma nel complesso è sulla linea giusta per soddisfarmi come fan dei fumetti e poi della serie cinematografica.
A differenza del capitolo precedente, la trama del film non prende ispirazione direttamente da nessuna storia/saga fumettistica specifica, ma attinge alla mitologia degli X-Men e del cattivo che dà il sottotitolo alla pellicola.
Fin dalle prime scene assistiamo infatti alla grandezza di Apocalisse (Oscar Isaac), mutante che fin dall’antico Egitto governava come una divinità sul popolo. La sequenza iniziale ha il pregio di ricollegarsi alla scena post-titoli di coda del film precedente, dandoci un background specifico per il personaggio di Apocalisse che così non risulterà un nemico spuntato fuori all’improvviso dal nulla. Nonostante il suo aspetto imponente, questo cattivo non ha lo spessore psicologico che può avere un Magneto(Michael Fassbender) o la stessa Mystica (Jennifer Lawrence), ma le sue motivazioni e i suoi obbiettivi sono chiari e precisi e non danno spazio a “zone grigie”: per lui i mutanti sono i più forti, gli unici con il diritto di governare il mondo e anche tra di loro, solo i più forti meritano di essere adorati e temuti e stargli accanto. Cercare una tridimensionalità maggiore in questo personaggio è un po’ inutile, anche nei fumetti è così, è il malvagio per antonomasia che vuole “solo” conquistare, plasmare e governare il mondo secondo i suoi voleri.
Dopo l’introduzione di Apocalisse, facciamo un lungo salto temporale e ci ritroviamo negli anni ottanta, perché come ormai da tradizione i film degli X-Men della nuova trilogia cercano di fondere il genere supereroistico con quello dei period movie. Questa volta però il tentativo non è riuscito alla perfezione. L’atmosfera degli anni ottanta si percepisce appena, non pervade e si fonde con la trama e gli eventi che coinvolgono il film. Forse la parte che avrebbe dovuto accentuarla era affidata alla gita al centro commerciale dei giovani Jean (Sophie Turner), Scott (Tye Sheridan), Kurt (Kodi Smit-McPhee) e Jubilee (Lana Condor) – almeno così appare dai vari video e dalle parole dello sceneggiatore Simon Kinberg rilasciati sul web – ma essendo stata tagliata nel montaggio finale ha lasciato così un sapore amaro in chi si aspettava un ambientazione temporale più dettagliata.
E visto che siamo in tema di difetti un altro è legato proprio al connubio tra il salto temporale di dieci anni con il precedente film e alcuni degli attori scelti per interpretare i mutanti adulti. Se può essere credibile che Mystica non sembri molto differente dalla se stessa adolescente del primo film e da quella quasi trentenne del secondo grazie alla natura dei suoi poteri mutaforma, non si può dire lo stesso per tutti gli altri. Xavier (James McAvoy), Magneto, perfino Bestia (Nicholas Hoult) e Alex Summers (Lucas Till) il fratello maggiore di Scott, tutti personaggi presenti nei primi due film ambientati nel 1962 e 1973 risultano poco invecchiati rispetto a quanto lo sarebbero in realtà e i loro poteri non possono giustificarlo.
Tolta questa scelta non del tutto condivisibile del casting, la trama procede in maniera fluida e senza risultare forzata. Assistiamo alla vita della Scuola Xavier per Giovani dotati, ci vengono presentati i giovani studenti che diventeranno i futuri membri icona degli X-Men, è mostrato in modo logico e non affrettato il reclutamento da parte di Apocalisse dei suoi Quattro Cavalieri, Xavier rincontra Moira MacTaggart (Rose Byrne) e gli eroi vengono a conoscenza del nemico da affrontare.
Nella pellicola  ci sono inoltre diversi rimandi ai film precedenti che danno l’idea di un perfetto mosaico in cui ogni pezzo va al suo posto, spiegando anche come mai personaggi come Mystica e Magneto facciano scelte che paiono fuori dal personaggio, ma che invece sono motivate dalle loro esperienze passate, che li hanno fatti maturare e soprattutto li avvicinano alla caratterizzazioni delle loro controparti fumettistiche. In quest’ottica vanno viste anche alcune svolte nella trama come l’imprigionamento di Bestia, Moira, Mystica e Pietro (Evan Peters) da parte di Stryker, un espediente utile a lasciare spazio ai giovani Jean, Scott e Kurt di mostrarci che hanno la stoffa per diventare i futuri eroi e agire come farebbero nei fumetti, dove iniziano la loro carriera da X-Men proprio da adolescenti.
E questo evidenzia un ulteriore pregio del film: per la prima volta abbiamo un vero film sugli X-Men. Non sui singoli Xavier, Magneto, Mystica o Wolverine, ma un film corale su un gruppo di personaggi che agisce come un team, dove hanno tutti la stessa rilevanza e ognuno dà il proprio apporto alla causa senza che solo uno o due di loro siano gli unici protagonisti. Certo scegliere questa strada porta a considerare la morte di Alex frettolosa, la scena di Pietro una mera copia di quella del film precedente, o le caratterizzazioni di Psylocke e Angelo piatte, però nel quadro generale queste imperfezioni non rovinano la visione del film, che riesce nell’intento di avvicinarsi il più possibile agli X-Men dei fumetti, dove il gruppo è la forza rispetto al singolo.
In più bisogna considerare che pur essendo concepita come la chiusura della trilogia, la storia riesce a introdurre in maniera coesa nuovi elementi del gruppo e gettare i semi (la menzione del rapporto tra Pietro e Magneto, la comparsata di Wolverine, il primo accenno di Fenice, le uniformi alla fine) che possono dare nuova linfa alla saga filmica degli X-Men, potendo in futuro attingere al tanto materiale disponibile nella lunga e spesso complicata, ma al contempo affascinante storia fumettistica dei mutanti.
In definitiva X-Men Apocalisse non ha la potenza emotiva di X-Men: Giorni di un Futuro Passato, ma resta un film molto buono, che mi è piaciuto e se forse ha fatto e farà storcere il naso agli amanti dei film di super-eroi, è invece una gioia per gli occhi per i lettori dei fumetti e almeno nel mio caso è riuscito anche a far riappacificare lo spettatore con il fan dei comics.

Un’ultima nota prima di chiudere: come è da consuetudine, al termine dei lunghi titoli di coda c’è una scena che getta le basi per il prossimo film. Se molti di voi guardandola la considereranno un po’ superflua e poco rivelatrice, lascio un piccolo grande indizio. Il nome Essex sulla valigetta è importante nella saga fumettistica perché è il cognome di Nathaniel Essex, un personaggio con stretti legami con Apocalisse e la famiglia Summers-Grey e conosciuto come uno dei maggiori nemici degli X-Men con il nome di Sinistro.

lunedì 23 maggio 2016

Recearticolo - Supernatural Stagioni 3-5

Eccoci a parlare di nuovo della serie americana Supernatural. In questo post (Supernatural Stagioni 1 e 2 ) avevo fatto una panoramica sulle prime due e ora procediamo con quelle dalla tre alla cinque. Ovviamente come nel caso del post precedente se non avete visto le puntate siete a rischio di SPOILER.
La stagione tre si apre con un pathos non minore rispetto alla precedente. Dean sa di avere poco da vivere, Sam vuole a ogni costo trovare un modo per salvarlo e sullo sfondo si profila una guerra contro e tra demoni. Nel corso della stagione infatti, i mostri di puntata saranno sempre minori a favore dei demoni che diventano gli antagonisti principali e la minaccia su cui ruota la stagione. Apprendiamo che il demone Lilith (Sierra McCormick) ha preso il posto di Azazel come nemesi dei fratelli, lei ha il contratto che spedirà Dean all’Inferno e allo stesso tempo vede Sam come una minaccia alla sua ascesa.
Sul fronte episodi verticali (quelli cioè non legati alla trama principale) i migliori risultano quelli che mostrano sprazzi del passato dei fratelli Winchester e quelli che iniziano a prendere un po’ in giro il genere horror e il media televisivo (come l’episodio in cui ritornano Ed e Harry con un reality sulle case infestate). Nonostante ciò, una sorta di malinconia legata all’inevitabilità del fato di Dean e all’impossibilità di Sam di cambiarlo, permea in qualche modo tutti gli episodi, rendendo questa la stagione meno allegra. Emblematica è la puntata in cui fa il ritorno il Trickster che tenta di insegnare a Sam che non c’è modo di aggirare la morte e l’unico modo per farcela e accettarla e godersi il tempo che gli rimane con Dean, oltre a rimarcare ancora una volta come il loro rapporto sia la loro debolezza perché entrambi sono sempre pronti a sacrificarsi per l’altro e i loro nemici ne sono a conoscenza.
Sul fronte personaggi rilevanti, vengono presentate Lisa Braeden (Cindy Sampson) che è a tutti gli effetti l’anima gemella di Dean e soprattutto Ruby (Katie Cassidy) una ex-strega, divenuta demone, scappata dall’Inferno, in possesso di un coltello che può uccidere i suoi simili e per qualche misteriosa ragione interessata alle facoltà psichiche di Sam.
Nel finale di stagione Sam e Dean affrontano Lilith, ma se il primo si salva perché sembra immune ai poteri del demone, il secondo ha finito il suo tempo e viene dilaniato da un Mastino Infernale e nell’ultima scena vediamo la sua anima incatenata all’Inferno.  
Arrivati alla quarta stagione, la trama diventa più incentrata sulla mitologia della serie e gli episodi sono maggiormente legati tra loro. Si comincia subito con Dean che viene resuscitato da un’entità misteriosa e scopre che i quaranta anni che ha passato all’Inferno sono in realtà solo quattro mesi nel mondo reale. Rintraccia Sam, che dopo la sua morte ha accettato appieno la vita da Cacciatore, ma ha anche qualche segreto da nascondere. E Dean stesso non vuole affatto parlare di quello che è successo all’Inferno. Al termine della prima puntata si scopre che il misterioso salvatore di Dean non è altro che Castiel (Misha Collins) un angelo del Paradiso che ammette che Dio ha dei piani per lui.
Castiel diviene un membro fisso del cast e resterà nella serie per le stagioni a seguire, ma cosa più importante attraverso lui viene introdotta per la prima volta nella serie la figura degli angeli, che nessun Cacciatore ha mai incontrato in anni di carriera. Gli angeli in Supernatural però non sono come ce li si può aspettare. Se Castiel nella sua durezza mostra comunque un senso di rispetto e compassione verso gli esseri umani, i suoi fratelli non sono dello stesso parere: per loro gli umani sono esseri imperfetti e non capiscono perché Dio li tenga tanto a cuore e mostrano una natura più da guerrieri spietati che da guardiani amorevoli. Simbolici in questo senso saranno gli episodi in cui compare Anna Milton (Julie McNiven), un angelo caduto dal Paradiso perché stanca di eseguire sempre e solo ordini di un Dio che non ha mai visto e vuole provare le emozioni, rinascendo in forma umana e venendo per questo perseguitata da i suoi fratelli Celesti. Un ulteriore esempio della natura ambigua di questa versione degli angeli è data dal fatto che hanno bisogno di un corpo umano da possedere per manifestarsi sulla Terra e anche se per farlo hanno bisogno del consenso del proprietario, rimane un elemento che non li discosta poi troppo dal comportamento dei demoni.
Gli angeli sono comunque associati al concetto di Bene e un parallelismo interessante si crea nel momento in cui Castiel instaura un rapporto profondo con Dean, mentre Sam accetta l’aiuto e gli insegnamenti del demone Ruby (in questa stagione interpretata da Genevieve Cortese) che lo sprona a usare i suoi poteri psichici per esorcizzare gli umani posseduti dai demoni. Questo schieramento sarà una sorta di anticipazione sugli sviluppi futuri soprattutto perché il potere di Sam, che lo aveva già reso il prescelto di Azazel a succedergli e un rivale agli occhi di Lilith, ora diviene anche il motivo principale della sua frattura nel apporto con Dean.
A livello di trama, come già detto, gli episodi sono maggiormente collegati e il fulcro principale diventa la lotta contro Lilith per impedirle di rompere i 66 Sigilli che permetteranno la resurrezione di Lucifero. A questi si affiancano puntate con importanti rivelazioni sul passato non solo di Sam e Dean, ma anche dei loro genitori Mary e John. Si svela che in realtà la famiglia con una tradizione da Cacciatori è quella della donna e lei stessa lo era in gioventù e assistiamo anche al suo primo incontro con Azazel e all’introduzione di suo padre Samuel Campbell (Mitch Pileggi) nonno di Sam e Dean e parte dei personaggi che ritorneranno in futuro.
Il tono generale della stagione torna a essere meno pessimista e ci sono episodi divertenti che giocano sulla meta-fiction, come ad esempio uno che ironizza sui classici mostri horror, oppure quello in cui consociamo il profeta Chuck Shirley (Rob Benedict) autore di una serie di romanzi sulla vita dei protagonisti e che saranno i futuri “Vangeli dei Winchester”,  fino alla puntata  Il salto dello squalo che è anche il termine con cui in America si evidenzia quando una serie ha superato il limite della credibilità e decreta l’abbandono dei fan e dove viene introdotto Adam Milligan (Jake Abel) fratellastro dei protagonisti.
Al momento del finale di stagione si torna però agli inevitabili temi più seri e dopo aver scoperto che il capo degli angeli è Zaccaria (Kurt Fuller), non più intenzionato a seguire i voleri di Dio e che aver sparso sangue all’Inferno ha fatto rompere a Dean il primo Sigillo, rendendolo anche l’unico in grado di impedire l’Apocalisse, apprendiamo che Sam si nutre del sangue di Ruby per potenziare i suoi poteri e proprio lei ha fatto il doppio gioco fin dall’inizio.
Un Sam in crisi di astinenza da sangue di demone e convinto di poter sventare l’Apocalisse con i suoi poteri, arriva ai ferri corti con Dean, terrorizzato che il fratello possa trasformarsi in un mostro da cacciare, segnando per la prima volta in quattro stagioni il momento in cui i fratelli Winchester sono volutamente uno contro l’altro.
Niente è però come sembra e come angeli e demoni hanno fatto credere ai protagonisti. Zaccaria rivela che il loro obbiettivo non è impedire l’Apocalisse, ma al contrario vogliono scatenarla per ripulire il mondo e vogliono usare Dean come arma per combattere Lucifero quando sarà risorto e per questo non hanno rivelato che Lilith è in realtà l’ultimo sigillo da spezzare. Allo stesso tempo Sam, manovrato da Ruby, arriva a uccidere Lilith, aprendo di fatto la prigione di Lucifero e scoprendo che quel piano era stato escogitato da Azazel e Lilith da diversi anni, addirittura da prima che lui nascesse e questo lancia una nuova luce sinistra sul reclutamento fatto da Azazel e sullo stesso Sam in quanto unico bambino prescelto ancora in vita. La stagione si chiude con i fratelli riuniti (grazie all’intervento di un Castiel pentito) e consci di essere stati raggirati, uccidono Ruby, però sono inermi davanti alla resurrezione di Lucifero.
Con l’inizio della stagione cinque si percepisce fin da subito una sensazione di chiusura e il voler portare a termine le trame e sottotrame: infatti, come ho scritto nel post precedente sulla serie, nell’idea del creatore Eric Kripke questa sarebbe dovuta essere la stagione finale.
Sam e Dean sopravvivono alla liberazione di Lucifero, grazie all’intervento di Dio, ma angeli e demoni sono già sulle loro tracce perché entrambi i fratelli hanno un ruolo centrale nell’Apocalisse che si sta scatenando. I due discendono in linea di sangue dal Caino e Abele biblici e sono gli unici corpi ospiti in cui possono entrare l’Arcangelo Michele e l’angelo caduto Lucifero per fronteggiarsi. Ovviamente essendo entrambi angeli, hanno bisogno del permesso degli interessati per possederli e se Zaccaria e i suoi fratelli tentano di tutto per convincere Dean a dire “Sì” a Michele, Lucifero (interpretato da Mark Pellegrino) prende in possesso un corpo momentaneo e comincia i preparativi per l’Apocalisse sguinzagliando nel mondo i suoi Quattro Cavalieri, convinto che al momento della resa dei conti Sam non riuscirà a dirgli di “No”.
In questa stagione gli episodi non legati alla trama principale sono marginali, ma c’è comunque spazio per spunti interessanti e ritorni collegati alle stagioni passate. Rivediamo il demone Meg (da questa stagione interpretata da Rachel Miner), ritornano per l’ultima volta da vive Ellen e Jo, viene resuscitato il fratellastro dei Winchester per fungere da “contenitore” temporaneo di Michele e c’è un’importante rivelazione sul Trickster. Nell’episodio Prigionieri della TV – oltre a parodiare serie come Grey’s Anatomy e C.S.I. Scena del Crimine che all’epoca della messa in onda erano due dei principali show concorrenti nella sera in cui andava in onda anche Supernatural – si scopre infatti che è in realtà l’Arcangelo Gabriele, scappato dal Paradiso per non assistere ai litigi dei fratelli angeli dovuti all’assenza del Padre Divino e rifugiatosi sulla Terra dove si intrattiene creando situazioni paradossali e per lui questa sarà l’ultima stagione.
Nonostante si respiri un’aria di conclusione, viene però inserito un personaggio importante: il demone Re degli Incroci Crowley (Mark A. Sheppard) ex-braccio destro di Lilith e come lei capo dei Demoni degli Incroci (apparsi la prima volta nella stagione 2). Al contrario dei suoi simili, Crowley non crede che una volta sterminata l’umanità Lucifero regalerà il Paradiso ai demoni suoi figli e sottoposti e così si allea con Sam, Dean, Bobby e Castiel per sventare l’Apocalisse.
L’atmosfera della stagione si alterna tra momenti divertenti e comici ad altri più drammatici, cupi e desolanti che sono evidenziati soprattutto dalla fuga di Dio, ultima speranza dei Winchester di impedire agli angeli di portare a termine il loro piano. I due fratelli che hanno sempre messo l’incolumità del fratello davanti alla propria, si trovano ora costretti a fare l’impossibile per non doversi uccidere a vicenda, perché comunque vada a finire, Paradiso o Inferno, loro perderanno. Come dicevo è la chiusura di un cerchio: una serie iniziata con due fratelli che si ritrovano arriva al punto finale in cui quegli stessi fratelli saranno costretti a battersi l’un l’altro fino alla morte.
Dopo essere stati messi di fronte a un fato oscuro e impossibile da scongiurare, Sam e Dean trovano però una piccola speranza: Lucifero è uscito da una gabbia e può essere rinchiuso di nuovo in quella prigione. Per farlo c’è bisogno dei quattro anelli dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse e Sam deve cedere il suo corpo a Lucifero e mantenere il controllo quel tanto che basta per saltare nella gabbia e rimanerci rinchiuso. È un piano suicida, che salverebbe il mondo e condannerebbe Sam, ma gli permetterebbe anche di espiare la colpa di essere stato lui la causa per cui il diavolo è libero. E alla fine risulta essere l’unica soluzione possibile.
Nel finale di stagione assistiamo così a un Sam che in un primo mento non riesce a contrastare Lucifero, ma poi ricordando il suo passato con Dean rinsavisce, prende il controllo e si sacrifica per la salvezza del mondo. Distrutto, Dean rispetta comunque le volontà di Sam e non tenta di riportarlo in vita, scegliendo invece di iniziare una vita normale con Lisa.
L’intero episodio finale della quinta stagione ci è raccontato per bocca di Chuck il profeta, autore anche dei libri fittizi sulla serie e (almeno in questa puntata) quasi un alter ego di Eric Kripke, che afferma che i finali sono difficili e mai completamente definitivi. Nell’ultimo fotogramma infatti ci viene mostrato Dean a casa con la sua nuova famiglia e Sam che lo osserva all’esterno.
Non so se questa era davvero la fine voluta dal suo creatore, o l’ultima scena è stata aggiunta perché la rete CW non aveva intenzione di chiudere la serie, resta il fatto che ci sono i presupposti perché la storia continui.

E sappiamo che è continuata e probabilmente tra qualche tempo, tornerete a leggere su questo blog delle stagioni successive.

lunedì 16 maggio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 23

23. Fate Come se non ci Fossi

Michelle ascoltava svogliata il racconto della sua compagna alla riunione del gruppo di sostegno per disturbi alimentari. A costo di essere meschina, non aveva alcun interesse nel sapere come era riuscita a resistere a un pacchetto di patatine abbandonato sul tavolo della palestra, piuttosto non vedeva l’ora di uscire dalla stanza dell’ospedale usata come luogo di ritrovo e raggiungere Betty e Donovan per la ricerca sulla Bocca dell’Inferno.
«Bene Marcy, grazie per averci dimostrato con la tua tenacia che si può dire no al cibo spazzatura, anche se sei pronta a cedere» si complimentò il dottor Ross. Il giovane medico che seguiva il gruppo si alzò dalla sua sedia rompendo il circolo. «Come sapete tra pochi giorni chiuderemo i nostri incontri per la pausa estiva e per voi sarà il periodo più difficile. Le vacanze portano tante possibilità di cadere in tentazione, ma dovete…»
Michelle sbuffò, smettendo di ascoltare. Avrebbe voluto ricordare al dottor Ross che era facile fare la predica con il suo corpo snello e asciutto e soprattutto sapendo che a casa c’era qualcuno ad aspettarti e non per criticare ogni tua azione. In realtà, più che da lui, era snervata dal passare lento del tempo. Sapendo di dover spegnere il telefono durante l’incontro, aveva mandato un sms a Betty prima di entrare in ospedale dicendo di essere momentaneamente occupata, non voleva che sapessero che frequentava un gruppo del genere. Però era anche convinta che se non si fosse rifatta viva al più presto avrebbero iniziato senza di lei, escludendola.
«… che come sempre sono la fiducia e la forza di volontà» concluse il dottore. Guardò l’orologio al polso e aggiunse: «Per oggi è tutto. Ci vediamo settimana prossima e mi raccomando: compilate il diario dei pasti.»
Michelle saltò giù dalla sedia soddisfatta. Gli altri ragazzi e ragazze lo erano quanto lei, tanto che in tre erano già davanti alla porta, prima che riuscisse a superarli la spalancarono e a quel punto si bloccò.
Donovan stringeva Betty e la baciava sulla bocca. Lui contro di lei ed entrambi i corpi premuti contro la parete.
I suoi compagni del gruppo lanciarono dei risolini e corsero verso le scale, Michelle non riuscì a muoversi. La spintonarono fuori dalla stanza e la superarono, rimase in silenzio senza riuscire a smettere di fissarli. Il suo timore si era avverato. Billy e Zec erano una coppia, a quanto vedeva lo erano anche Donovan e Betty, non ci voleva molto perché fosse eliminata dal gruppo.
Sentì i passi del dottor Ross alle sue spalle, si voltò non sapendo cosa dire, ma lui la ignorò e chiuse la porta della stanza.
«Che diavolo fai?» domandò Betty
«Improvviso» rispose Donovan ridendo.
Michelle mosse un passo verso di loro. «Ehi, ragazzi… che ci fate qui?»
Non la degnarono di uno sguardo e continuarono la loro discussione.
«E se fosse uscito un dottore o un infermiere?»
«Se ci avessero detto qualcosa, avrei spiegato che eri triste per un parente malato e ti stavo consolando.»
Michelle si scostò vedendo Donovan avanzare in direzione della porta dietro di lei. «Perché non rispondete? C’è qualche problema?»
Donovan aprì la porta girando il pomello e la ignorò ancora. «Muoviamoci prima che arrivi qualcun altro.»
Betty lo segui, sorpassandola.
Michelle rimase di stucco. Era offesa e arrabbiata, ma anche demoralizzata. Era chiaro che non volevano più avere niente a che fare con lei. Ai loro occhi era già invisibile. Andò a passo spedito verso le scale, decisa a lasciare al più presto l’ospedale.

«Sono a casa» urlò Michelle, rientrando con l’umore nero. Si diresse spedita in cucina e aprì il frigorifero. C’era un avanzo della cheesecake, avrebbe placato la sua furia con il dolce e in fin dei conti se lo meritava: due persone che considerava amici l’avevano apertamente rifiutata. Afferrò la scatola rosa della pasticceria e aprì il coperchio, ma si fermò subito sentendo la voce di sua madre provenire dal salone.
«Se mi becca a mangiare la torta, mi tormenterà per tutto il week-end.» Spinse di nuovo sul ripiano la scatola, coprendola e richiuse il frigorifero.
Michelle uscì dalla cucina e andò in salone, pronta a dover fare il resoconto della riunione del gruppo, come ogni volta che tornava dall’ospedale. Trovò sua madre, con i capelli e le unghie curate, il viso truccato e il suo abbigliamento impeccabile, seduta sul divano con il cellulare all’orecchio.
Non se la sentiva di affrontare il terzo grado proprio in quel momento, così disse: «Ciao mamma. So che vuoi la prova che sono andata e ti giuro che ti racconterò tutto, ma possiamo rimandare?»
Sua madre rimase seria con il cellulare premuto sull’orecchio sinistro. Dopo pochi istanti di silenzio, scoppiò a ridere. «Non ci credo! Solo una con la sua faccia tosta poteva dire così. E tu cosa le hai risposto?»
«Mamma, allora possiamo rimandare?»
«Ma che brava!» esultò la donna. «Avrei voluto esserci. E poi?»
Michelle sbuffò arrabbiata. Pareva proprio che quel giorno avessero tutti deciso di fare finta che non ci fosse. Bene, si sarebbe adeguata. Senza aspettare più una risposta, girò sui tacchi e corse sulle scale fino in camera sua.
Chiuse la porta e si buttò sul letto. Fissò il soffitto della stanza rimuginando su Donovan e Betty. Erano stati scortesi, ma era strano che fossero cambiati tutto di un colpo. In passato c’erano state occhiatacce e battutine, ma non l’avevano mai trattata in quel modo. Si rizzò a sedere sul bordo del materasso. «Quel comportamento è tipico di mia madre e degli altri ragazzi, ma loro…»
Michelle saltò giù dal letto e frugò in tasca alla ricerca del cellulare. Magari con una telefonata avrebbero chiarito tutto. Schiacciò i tasti per richiamare dalla rubrica il numero di Betty.
La porta della camera si spalancò e sua madre, sempre con il cellulare all’orecchio, entrò con prepotenza.
«Mamma! Potresti almeno bussare» sbottò Michelle.
La donna guardò in giro per la stanza. «No, non è nulla. Mi era sembrato di sentire un rumore in camera di mia figlia, ma è vuota.» Uscì dalla stanza e chiuse la porta.
Michelle gelò. Non stava recitando una scena. Sua madre non l’aveva proprio vista, anche se era in piedi davanti a lei. Il dubbio che ci fosse qualcosa di soprannaturale in atto la sfiorò e si spostò davanti allo specchio.
«Oh cavolo!» Il vetro non rinviava nessun riflesso. Era davvero diventata invisibile. Guardò il cellulare stretto nella mano destra e cancellò la chiamata in partenza. Doveva trovare una soluzione al più presto.

Era sera e Michelle si ritrovò di nuovo all’ingresso dell’ospedale. Aveva deciso che era inutile tentare di andare a casa di Zec o provare a rintracciare Billy, dovevano essere già al loro appuntamento. Tutto era accaduto lì e forse in quel luogo c’era anche la soluzione.
Entrò, ma nella sala d’aspetto non c’era traccia dei ragazzi. Tornò al piano della stanza della riunione, ma anche lì non trovò nulla. Sembrava che Donovan e Betty se ne fossero andati e non sapendo perché erano stati lì non aveva indizi per risolvere il mistero.
«Sembri parecchio giù di morale. Posso fare qualcosa per te?»
Michelle sussultò e si girò di scatto. Dana, nel suo inconfondibile aspetto demoniaco, la fissava nel mezzo del corridoio, con un sorriso di compassione. «Tu… mi vedi?»
«Ovviamente» le rispose. «Non dovrei?»
«No. Cioè io sono invisibile. Qualcosa mi ha reso invisibile.»
Dana le si avvicinò. La squadrò girandole intorno. «In effetti hai un che di strano oggi.»
«Aspetta, perché sei qui?» si allarmò Michelle. «È opera tua? Mi hai fatto tu questo?»
«Rallenta carotina, non sono la causa di ogni male.» Dana incrociò le braccia sul petto, coprendo la collana con il ciondolo giallo, presa durante il loro ultimo incontro. «Ricordi? Viviamo su una Bocca dell’Inferno, sai di cosa sono capaci le energie mistiche che genera. Io ho solo avvertito uno strano fremito provenire da questo ospedale.»
Michelle si sentì una stupida  a non averci pensato prima. Quello che le era capitato lo aveva già visto in una puntata di Buffy. «Sono come quella ragazza che è diventata invisibile perché nessuno la considerava.» Poi venne assalita dal panico. «Devi aiutarmi.»
«Perché?»
«Perché alla fine della puntata la ragazza rimane invisibile e viene reclutata dal governo come spia o assassina» raccontò Michelle.
«No, intendo perché io dovrei aiutare te» puntualizzò Dana. «In fin dei conti sono un demone.»   
«Be’ la volta scorsa in auditorium lo hai fatto e così…» Michelle si rese conto da sola che era una motivazione debole. E durante l’attacco dei vampiri avevano stretto un patto perché Dana voleva qualcosa in cambio, ma ora non aveva nulla da offrirle.
Dana sospirò. «Ti aiuterò. Ma solo perché mi sei simpatica. Raccontami cosa è successo.»
«In realtà nulla. Ero qui per…  un appuntamento e quando ho finito, ho trovato Betty e Donovan che si baciavano. Ho provato a parlare, ma non mi vedevano, né mi sentivano.»   
«Quei due insieme?» Dana inarcò un sopracciglio. «Non credevo che Velma e Fred sarebbero finiti insieme.»
«Anche io» rispose Michelle con rammarico. «Almeno non così presto. Pensavo che Betty lo avrebbe tenuto ancora un po’ sulla corda.»
«Ti sei sentita esclusa?»
Michelle annuì.
«E per quale motivo? Non ti facevo il tipo di ragazza che ha bisogno di un fidanzato per sentirsi interessante.»
«Non è così. Non sono neanche sicura che i ragazzi mi interessino» ammise Michelle. «Ma nei gruppi finisce sempre così. Quelli accoppiati rimangono uniti e la single diventa un peso e alla fine la mollano. E chi vuoi che si interessi a una come me?»
Dana le mise una mano sulla spalla. «Non ci credo che sono io a dirtelo, ma hai davvero un’opinione così bassa di te e dei tuoi amici? Avete superato il dramma del non-triangolo tra mio fratello, il ragazzo ammazzavampiri e Betty e penso che non ti lasceranno fuori dalla vostra versione della Scooby Gang, neanche se restassi sola»
Michelle la guardò sorpresa. Si sentì un vero mostro ad aver giudicato in malo modo i suoi amici, quando persino Dana la demone li considerava migliori. «Forse il problema sono solo io.»
«In un certo senso, è così» confermò Dana. «Ascolta, c’è stato un tempo, prima che diventassi demone, che ero come te: insicura, ossessionata dall’idea che gli altri avevano di me e un po’ arrabbiata per il mio aspetto. Poi ho capito che non importava. Mi avrebbero giudicata comunque, a meno che non fossero dei veri amici. E se hanno accettato mio fratello, non capisco perché i tuoi compagni non possano non farlo con te. Però devi accettarti tu per prima.»
«Mi stai dicendo che sono diventata invisibile, perché io ho tenuto che gli altri mi emarginassero» concluse Michelle. «Ma come faccio a tornare normale?»
«Affronta la tua paura.» Dana le mise l’indice sotto il mento. «Hai detto che nessuno si interesserebbe a te ed è una cavolata. Io ti trovo molto interessante.»
«Davvero?» Michelle arrossì imbarazzata.
«Sì, carotina. E se vuoi possiamo fare una prova.»
«Che prova?»
«Dammi un bacio e come nella migliore tradizione delle favole, il maleficio si spezzerà.»
Michelle la osservò diffidente. «Non è una trappola? Una specie di patto per vendere la mia anima?»
Dana sorrise. «No, non sono quel genere di demone. Ma se il mio aspetto ti spaventa…»
Michelle scosse la testa. «Al contrario. Ti trovo sexy.»
«Baciami, allora.»
Michelle si sporse in avanti. Premette goffamente le sue labbra su quelle di Dana. Le sentì morbide, contro le sue ruvide e avevano un buon sapore, come di ciliegia.
«Fate piano, è un miracolo che non ci abbiano beccati e bloccati»
Udendo la voce di Donovan, Michelle si scostò dalla ragazza demone e lo vide  avanzare furtivo nel corridoio con Betty, Zec e Billy.
«Michelle! Per fortuna sei qui, cominciavo a stare in pensiero. Non ti sei più fatta viva» le disse Betty.
«E lei cosa ci fa qui?» domandò Zec, osservando la sorella al suo fianco.
Michelle tirò un sospiro di sollievo. La vedevano, era di nuovo visibile. E non erano affatto intenzionati a escluderla. «Ecco, ho avuto un problema in stile Bocca dell’Inferno e Dana mi ha aiutato.»
«Mi fa piacere che tu stia bene, ma non dovremmo essere qui» disse Billy autoritario. «Io e Zec dobbiamo aggiornarvi su quello che abbiamo trovato al cimitero.»
«Ti ho detto che prima dovete vedere una cosa importante e con Michelle già qui, non dobbiamo più aspettare» ribadì Donovan.
«Come sospettavo c’è qualcosa di particolare in questo ospedale» disse Dana. «Non mi aspettavo però che lo scopriste anche voi.»
«Non ricordo che tu sia stata invitata» replicò Betty.
Dana guardò seria l’altra ragazza. «Non ne ho bisogno. Se sono qui è perché ho già una mia idea e posso tornare quando voglio per accertarmene.»
Agitò le mani per sparire, ma Michelle le afferrò il braccio. «Rimani. Mi hai aiutato e mi fido di te.»
Donovan sbuffò. «Va bene, basta che ci muoviamo.» Girò il pomello della stessa stanza dove Michelle lo aveva visto entrare con Betty qualche ora prima e fece segno agli altri di seguirlo.
Non appena furono dentro la camera, si voltarono verso il letto e videro la persona addormentata, Michelle capì l’urgenza di radunarli lì. Un uomo simile a Billy era steso davanti ai loro occhi.
«Non è possibile» Billy si avvicinò all’uomo e poi si girò sconvolto verso gli altri. «Perché questo tizio mi somiglia?»
Michelle ripensò a quello che le era successo quel giorno e senza accorgersene, parlò nello stesso istante in cui lo fece anche Betty. All’unisono dissero: «Credo di avere una teoria.»


                                                Continua…?    

lunedì 9 maggio 2016

Recearticolo - Supernatural Stagioni 1 e 2

Supernatural è una serie televisiva americana di genere horror-mystery-fantasy creata da Eric Kripke nel 2005 e andata in onda sul canale WB nella prima stagione (2005-2006) e nelle successive sul canale CW. In Italia è stata invece trasmessa dal 2007 su Rai 2 e successivamente da Rai 4.
Pur essendo la serie ancora in corso di trasmissione in America e rinnovata da pochi mesi per la 12sima stagione che andrà in onda nella prossima annata, mi è venuta voglia di parlarvi delle prime stagioni, tenendo conto che nell’idea originale del suo creatore dovevano essere solo cinque e di conseguenza raccontare un arco narrativo con un inizio e una fine ben precise. Per il momento mi dedico alle prime due e prossimamente alle seguenti.
Come ho già scritto, queste puntate sono andate in onda e replicate qui da noi da diversi anni, ma se qualcuno non avesse ancora visto la serie o qualcuna delle stagioni, ciò che scriverò sarà ampiamente SPOILER e vi consiglio di abbandonare la lettura per evitare eventuali anticipazioni.
Bene, ora cominciamo.
La serie inizia con Dean Winchester (interpretato da Jensen Ackles) che si ricongiunge con il fratello più piccolo Sam (Jared Padalecki), dopo che quest’ultimo aveva abbandonato lui e il padre per studiare legge a Stanford anziché proseguire nell’attività di famiglia. Noi spettatori veniamo subito messi a conoscenza che quest’attività è piuttosto particolare: i Winchester infatti sono Cacciatori, normali esseri umani che venuti a conoscenza dell’esistenza del soprannaturale, hanno deciso di dare la caccia a tutte quelle creature di fantasia che infestano il mondo all’insaputa dei più. Il primo episodio sembra concludersi con la fine veloce della rimpatriata tra Dean e Sam dopo la risoluzione del caso che seguivano, ma in realtà nell’ultima scena c’è la vera rivelazione: Jessica (Adrianne Palicki), la fidanzata di Sam muore bruciata  sul soffitto, stesso identico modo soprannaturale in cui era morta ventidue anni prima Mary (Samantha Smith), la madre dei due ragazzi e ragione per cui il padre John (Jeffrey Dean Morgan) era diventato Cacciatore e aveva cresciuto i figli nello stesso modo. Il loro obbiettivo è trovare quell’assassino non umano che adesso è tornato in azione.
Così Sam ritorna al fianco di Dean per riprendere l’attività di Cacciatore e iniziano una serie di episodi che possono essere definiti a trama verticale, cioè non portano avanti la storia generale della caccia all’omicida soprannaturale, ma ci mostrano i fratelli che risolvono di puntata in puntata casi legati a leggende urbane e con il cosiddetto “mostro della settimana” che varia da spiriti, fantasmi vendicativi, mutaforma e creature di vario folklore. L’aspetto più interessante di questi episodi è il modo in cui viene mostrato il rapporto tra i due fratelli. Se da una parte Dean è quello sbruffone, rude e sfrontato, è anche quello con il maggior senso del dovere e della famiglia, rappresentata per lui dal padre e dal fratello, è molto attaccato a Sam, sempre pronto a  difenderlo e felice di poter tornare in viaggio con lui. Dall’altro lato Sam è quello più posato, riflessivo, gentile, ma che ha scelto di vivere la sua vita anziché quella da Cacciatore e per certi versi questa scelta è mostrata con una sfumatura di egoismo, soprattutto quando il desiderio di vendetta per la perdita di Jessica lo riporta alla vecchia attività. Quello che risulta subito palese è però che i due fratelli sono complementari e lavorano bene in coppia, colmando a vicenda quello di cui l’altro sembra essere carente. La loro caratterizzazione inoltre è tanto forte da “tenere in piedi” lo show che di fatto non conta molti altri personaggi principali.
Accanto agli episodi verticali, abbiamo anche degli episodi orizzontali che portano avanti il mistero sulla morte di Mary Winchester avvenuta anni prima, mostrandoci sprazzi del passato e indizi su cosa possa essere successo, e allo stesso tempo introducono una sottotrama che assumerà sempre più rilevanza ed è legata ai poteri psichici di Sam.
Il primo punto di svolta lo avremo all’incirca a metà della prima stagione quando John Winchester ritornerà più volte in scena, rivelando di aver seguito di nascosto gli spostamenti dei figli e verrà introdotto il personaggio di Meg Master (Nicki Aycox), che si rivelerà indispensabile per sbrogliare il mistero principale. Prima di giungere però al gran finale, vengono presentati anche Ed Zeddmore (A.J. Buckley) e Harry Spengler (Travis Webster) – uno dei pochi casi di personaggi che ritorneranno anche solo per una puntata nelle stagioni successive, pur non essendo mai apertamente legati alla trama principale – e nell’ultimo episodio Bobby Singer (Jim Beaver) che diventerà a tutti gli effetti il mentore e figura paterna dei protagonisti nelle stagioni seguenti.
Arriviamo quindi agli ultimi episodi della stagione, che sono fondamentali non solo per la risoluzione dell’arco narrativo in corso, ma perché danno i primi tasselli che definiscono la mitologia dell’intera serie. John Winchester ritorna con la rivelazione che Mary e Jessica sono state uccise da un demone soprannominato “Demone con gli Occhi Gialli” e che i demoni possono impossessarsi dei corpi degli umani, come nel caso di Meg Master. C’è però un’arma che può ucciderli definitivamente ed è una pistola leggendaria chiamata Colt. Dean, Sam e John riescono a recuperala e hanno un  confronto con Azazel – il vero nome del “Demone con gli Occhi Gialli” – e con la Meg demoniaca. Il primo riesce a fuggire, mentre la seconda seppur esorcizzata muore per le ferite riportate dallo scontro.
La stagione si chiude con un cliffhanger, un finale che lascia a metà la narrazione e che sarà un sistema utilizzato anche nei finali successivi: nella via per l’ospedale, dei malandati John, Sam e Dean vengono investiti da un camionista posseduto da un demone.           
Inizia così la seconda stagione e il primo episodio è rilevante per tre fattori: John Winchester muore facendo un patto con Azazel; Dean muore, ma ritorna in vita (tenere conto delle morti e resurrezioni dei due fratelli sarà una specie di gioco nella serie) e riceve l’ordine dal padre di badare a Sam perché il demone ha dei piani per lui; compare la Mietitrice Tessa (Lindsey McKeon) un altro dei pochi personaggi che riapparirà nelle stagioni successive.
Sempre nell’ambito dei personaggi di spessore perché tra i pochi ricorrenti nell’intera serie, in questa seconda stagione fanno la loro comparsa: Ellen Harvelle (Samantha Ferris), Jo (Alona Tal) – moglie e figlia di un Cacciatore e amico di John e morto in una caccia con lui – Ash (Chad Lindberg) – un genio che mostrerà a Sam e Dean i presagi con cui è possibile rintracciare l’arrivo dei demoni – e il demone Trickster (Richard Speight Jr.) che è uno dei pochi nemici ricorrenti anche se non è il principale della stagione. 
Gli episodi riprendono a seguire la struttura della stagione precedente: ci saranno casi di puntata e non saranno tutti memorabili, affiancati come sempre da quelli che portano avanti la trama orizzontale della caccia ad Azazel unita alla sottotrama dei poteri psichici di Sam. Proprio quest’ultima diviene sempre più centrale e mette spesso Sam nei guai con altri Cacciatori che lo vedono come una minaccia e sottolineeranno ancora una volta quanto gli sia legato Dean, pronto a difenderlo contro tutti. Al contempo Sam entra in contatto con altri ragazzi suoi coetanei che mostrano di possedere poteri psichici simili ai suoi e a loro volta sono stati avvicinati da bambini da Azazel, rivelando così che il demone ha un piano molto più ampio e  complesso. Si svela inoltre che il demone ha fatto bere il suo sangue ai ragazzi quando erano di pochi mesi ed è questo a dare a Sam e agli altri i loro poteri e viene introdotto un tema portante che metterà più volte a dura prova il rapporto tra i fratelli: se Sam è il male, Dean lo deve uccidere.
Giungiamo quindi al finale di stagione dove i ragazzi prescelti da Azazel dovranno scontrarsi tra loro per determinare chi è il più forte e adatto a guidare l’esercito di demoni che Azazel intende riunire. Sam è tra loro ma muore, Dean lo riporta in vita tramite l’accordo con il misterioso Demone degli Incroci (apparso in un episodio precedente e con un ruolo destinato a evolversi con le stagioni a venire) in cambio della sua anima, restando così con un solo anno di vita. Prima della conclusione della stagione Sam e Dean uccidono Azazel con la Colt, ma non riescono a impedire che si apra una Porta dell’Inferno e alcuni demoni riescano a fuggire.

Per i protagonisti la vera guerra sta per iniziare.

lunedì 2 maggio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 22

22. Ciò che Cercate non è Ciò che vi Aspettate

«Preferisci prima cena e poi cinema o prima vediamo un film e poi mangiamo?» domandò Donovan, mettendosi a sedere a gambe incrociate sul piumone lilla che copriva il letto nella camera di Betty.
Seduta alla sua scrivania, Betty sollevò lo sguardo dallo schermo del portatile. Si girò, appoggiandosi allo schienale della sedia e inforcò gli occhiali. «Come scusa?»
«Per stasera, come vuoi che ci organizziamo?»
Betty aggrottò la fronte. «Donovan, hai capito che dobbiamo fare delle ricerche e non uscire insieme per svago?»
«Perché non possiamo fare entrambe le cose?» chiese lui con un sorriso malizioso. «In fin dei conti, anche Billy e Zec hanno trasformato la loro ricerca in un appuntamento.»
Betty sospirò e si voltò di nuovo verso lo schermo del computer, dandogli le spalle. Non lo avrebbe mai ammesso apertamente, neanche sotto tortura, ma la corte insistente che le stava facendo Donovan non le dispiaceva affatto. E in effetti era anche carino, o almeno, nelle ultime settimane aveva incominciato a sembrarle tale. “Se solo la situazione fosse diversa…” sbuffò spazientita e tornò a dedicarsi allo schema che aveva trascritto sul documento. Non c’era tempo per pensare al flirt con Donovan, qualcuno aveva ricreato la Bocca dell’Inferno e dovevano scoprire chi fosse. Le sue annotazioni però non la portavano a nessuna conclusione. Non trovava una connessione tra le vittime sopravvissute agli attacchi di esseri soprannaturali e nemmeno tra chi era diventato una creatura soprannaturale. Nessuna logica, sembrava tutto dettato dal caso.  
«Possiamo anche fare qualcos’altro» tornò all’attacco Donovan. «Credevo preferissi una cosa tranquilla, ma possiamo anche valutare l’idea di andare in un locale a bere e poi magari a ballare.»
«Puoi almeno provare a prendere sul serio quello che stiamo facendo?» Betty tirò indietro rumorosamente la sedia e si alzò in piedi. Andò verso il letto e si fermò ai piedi, rimanendo di fronte al compagno. «Mi sto scervellando per trovare qualcosa su cui iniziare a indagare e finisco sempre a un punto morto. Abbiamo dei sopravvissuti a vampiri, a un demone del web e a una collana maledetta e nessuno sembra avere un nesso con gli altri. Senza contare che molti di loro pare soffrano della Sindrome di Sunnydale e rifiutano di accettare l’irrazionale che li ha coinvolti. Ci sarebbe d’aiuto domandare a Stefan e ai suoi amici bulli come hanno incontrato Sunday, o se li ha portati in un posto specifico, ma sono tutti polvere. E infine abbiamo i gemelli ammazzavampiri che ci danno briciole di notizie che non capiamo. Vuoi aiutarmi a scovare un indizio utile o no?»
Donovan la squadrò immobile e in silenzio, poi si sporse in avanti e disse: «Ho capito qual è il problema.»
«Davvero?»
«Tu non riesci a superare il fattore Anika. Sei l’unica che si ricorda di lei e del video che ho fatto e non riesci a superarlo. Ma non sono più così e te l’ho provato in più di un’occasione. Ma non vuoi darmi una possibilità perché pensi che ti ferirò.»
Betty storse la bocca incredula. Era completamente fuoristrada, lei non stava più pensando ad Anika da mesi e aveva anche scordato di inserirla nel suo schema… «Hai ragione» esclamò, battendo il pugno sinistro sul palmo destro.
Donovan si strinse nelle spalle. «Lo sapevo.»
Betty scosse la testa. «No, non intendevo la tua diagnosi psicologica sul mio rifiuto a uscire con te. Pensavo ad Anika, può essere la chiave per risolvere il nostro mistero.»
«Ah sì?» Donovan si grattò la nuca confuso.
«Lei è un caso particolare. Fino al giorno del tuo video era una ragazza normale, poi è cambiata in Demone della Vendetta,ma non è così semplice diventarlo. Non è come trasformarsi in vampiro bevendone il sangue, o indossare una collana e cadere sotto l’influenza di un potere maledetto. Per diventare quel genere di demone devi essere scelta, ricordi?»
«Certo, nella serie la proposta la fa quel demone blu e pieno di corni. Aspetta, come si chiama… D’Affis… D’Offir…»
«D’Hoffryn, si chiama così.» Betty si sedette accanto a lui. «E anche lui è un essere soprannaturale, ma Billy non lo ha percepito. Altrimenti si sarebbe presentato da Anika prima che diventasse un Demone della Vendetta e si scagliasse contro di te e le avrebbe impedito di accettare l’offerta. E quindi la conclusione è che non l’ha resa lui un demone.»
«La tua teoria è un po’ debole» obbiettò Donovan. «Se fosse così, Billy avrebbe dovuto  percepire anche chi ha trasformato il primo vampiro che ci ha combattuto quando si è manifestato il suo super-senso. E di conseguenza impedire che bevesse il sangue e il resto.»
«Forse è proprio questo il punto» disse Betty, mettendo insieme i pezzi nella sua mente. «I mostri non sono stati resi tali secondo le regole che conosciamo, ma da qualcuno, che è la stessa persona che ha ricreato la Bocca dell’Inferno.»
Donovan si fermò a riflettere. «Ok, così è più credibile, però in che modo questa deduzione ci è di aiuto?»
Betty si alzò dal letto e tornò al portatile sulla scrivania. Controllò di nuovo il suo schema e chiese: «Da quanto tempo stavate insieme tu e Anika quando si è trasformata?»
«Da un mese. Perché?»
«I tempi coincidono. Billy ci ha detto che ha sviluppato il suo senso all’incirca qualche settimana prima e da allora sono iniziate anche a comparire sui giornali le notizie sugli strani omicidi e sparizioni.» Betty si girò soddisfatta verso Donovan. «E questo significa che siamo sulla pista giusta. Anika deve aver incontrato il creatore della Bocca dell’Inferno nello stesso periodo. Sai che persone o luoghi frequentava all’epoca?»
«I soliti posti e le solite persone» rispose Donovan. «I compagni a scuola e poi stava spesso all’ospedale, dove lavorano i suoi genitori. Sono chirurghi, è proprio all’ospedale che ci siamo parlati la prima volta.»
Betty si picchiettò il mento con l’indice della mano destra. Anche se la maggior parte delle stranezze riconducevano alla scuola, ci passavano la maggior parte delle loro giornate e non avevano mai notato nessuno di sospetto. Non poteva essere lì che Anika aveva incontrato il suo “benefattore”. In più poteva essere un caso, ma ricordò che Eddie, il ragazzo che l’aveva aggredita la sera in cui aveva incontrato il suo primo vero vampiro e Billy, lavorava come infermiere.
«A cosa stai pensando?» le domandò Donovan, notando la sua espressione assorta.
«Preparati. Andiamo all’ospedale.»

«Niente da fare. Michelle è ancora impegnata e non può venire» disse Betty, rimettendo il telefono in tasca e girandosi verso Donovan fermo immobile davanti all’ingresso dell’ospedale. «Sembri preoccupato. C’è qualche problema?»
«Ecco… e se incontriamo i genitori di Anika?» domandò perplesso. «Cosa gli racconto se mi chiedono di lei?»
«Dubito che si ricordino di aver mai avuto una figlia. Sarebbero venuti a farti domande mesi fa, quando è scomparsa.» Betty spinse la porta ed entrò nell’edificio.
Donovan le fu subito dietro. «Aspetta, dove vai? Non sappiamo neanche cosa cercare. Se non possiamo fare domande ai genitori di Anika, a chi chiediamo informazioni?»
Betty smise di ascoltarlo. Osservò la sala d’aspetto semivuota, c’erano poche persone sedute a compilare dei moduli e un’infermiera in uniforme viola seduta dietro il bancone della reception. Sbatté le palpebre, quel luogo le sembrava familiare, era già stata in ospedale altre volte, ma la sensazione era diversa. Era come uno strano déjà vu.     
«Betty, ci sei?» la scosse Donovan. «Che facciamo?»
Betty si riscosse, ma con la sensazione ancora vivida. «Conoscevo qualcuno che lavorava qui. Faccio un tentativo.» Si avviò verso il bancone e si sporse verso l’infermiera. «Buonasera, mi scusi vorrei sapere se…» le parole le morirono in gola. In piedi e immobile, alle spalle della donna c’era la Prima Cacciatrice.
«Hai bisogno di qualcosa?» le chiese l’infermiera con lo sguardo di chi sa di avere davanti un’idiota.
«Io…io…» Betty non riusciva a staccare gli occhi dalla Prima Cacciatrice che la fissava a sua volta.
«Cosa stai guardando?» domandò l’infermiera voltandosi all’indietro e poi tornando a osservarla spazientita.
«Scusi, la mia amica vuole sapere cosa dobbiamo fare per un possibile caso di… intossicazione alimentare» intervenne Donovan, avvicinandosi a lei.
La donna lo squadrò con fare sospetto. Poi prese un formulario davanti a sé e glielo porse insieme a una penna. «Compilatelo e aspettate che vi chiami per la visita al pronto soccorso.»
Donovan li afferrò e trascinò Betty via dal bancone. «Ok, grazie mille.»
«Sicuro che la tua amica non abbia una reazione allergica?»
«No, no. È solo una brutta intossicazione da hot-dog. Doveva sentire il suo stomaco mentre venivamo qui.» Donovan si accomodò su una delle  sedie e tirò Betty a sedere vicino.
«Donovan io…» sussurrò lei.
«Lo so» rispose lui, fingendo di compilare il formulario. «La vedo anche io. Ora cerca di fare finta di avere mal di stomaco. E smetti di fissare il bancone.»
Betty ubbidì. Abbassò lo sguardo e si strinse le braccia intorno alla pancia.
Poco dopo il telefono della reception squillò e sbuffando, l’infermiera sollevò la cornetta ascoltò seccata e rispose: «Sì, arrivo.» Uscì dalla sua postazione  imboccò il primo corridoio a destra.
Betty sollevò lentamente la testa e vide la Prima Cacciatrice ferma al suo posto. «Cosa facciamo?» domandò.
Donovan lasciò penna e foglio sulla sedia vuota all’altro lato. «Non lo so. Non capisco neanche ci fa qui. Non c’era quando siamo entrati.»
La Prima Cacciatrice scivolò fuori dalla reception e camminò verso di loro. Si accovacciò e si fermò a osservarli. «Ciò che cercate non è ciò che vi aspettate.» Indietreggiò e poi proseguì fluida verso il corridoio di destra.
Betty balzò in piedi, imitata da Donovan, ed entrambi la seguirono.
«Cosa intendeva con quella frase?» le chiese Donovan
«Non ne ho idea, ma non perdiamola di vista.»
La Prima Cacciatrice proseguì verso una porta, la aprì dando sulle scale e iniziò a salirle.
Betty e Donovan fecero lo stesso e mentre terminava la prima rampa, lei capì il motivo della sensazione di poco prima. «È come nel sogno.»
«Cosa?»
«Quello che stiamo facendo» continuò Betty. «È successo qualcosa di simile quando ci siamo addormentati a casa di Michelle facendo la maratona degli episodi di Buffy. La Prima Cacciatrice ci ha riuniti e ci ha dato un avvertimento. Ed eravamo in un ospedale.»
Terminarono le rampe arrivando all’imboccatura del primo piano. La Prima Cacciatrice aprì la porta e s’insinuò nel corridoio.
Standole alle calcagna, Donovan domandò: «Vuoi dire che ci sta portando da chi ha ricreato la Bocca dell’Inferno? Perché proprio ora?»
«Non ne sono sicura, ma forse siamo capitati per caso nel posto giusto.»
La Prima Cacciatrice scrutò le varie porte chiuse delle camere sui due lati, come se potesse vederci attraverso, ma non si fermò e prosegui fino in fondo al piano. Arrivata alle ultime quattro stanze, si voltò in direzione della parete sinistra e girò il pomello dell’ultima camera. Si voltò indietro, dando uno sguardo a Betty e Donovan e poi entrò.
Betty avanzò per fare lo stesso, ma la porta della stanza a fianco si spalancò e presa dal panico si bloccò. Donovan l’afferrò, la spinse contro il muro che chiudeva il corridoio e la baciò sulla bocca. Impreparata, non reagì. Con la coda dell’occhio vide un gruppo di ragazzi sovrappeso uscire dalla camera, che dopo averli notati e aver abbozzato un sorriso, corsero verso l’ingresso del piano. Aprirono la porta e scesero le scale, scomparendo dalla sua visuale.
Una figura non identificata, richiuse la stanza e di nuovo calma, Betty scostò con forza Donovan. «Che diavolo fai?»
«Improvviso» rispose sorridendo.
«E se fosse uscito un dottore o un infermiere?»
«Se ci avessero detto qualcosa, avrei spiegato che eri triste per un parente malato e ti stavo consolando.» Donovan girò il pomello della porta che aveva toccato la Cacciatrice e l’aprì. «Muoviamoci prima che arrivi qualcun altro.»
Betty non ribatté. Entrò dietro di lui nella camera e si guardò intorno. «La Prima Cacciatrice non c’è.»
«Oh mio… Betty, guarda!» la chiamò Donovan agitato.
Betty si voltò verso il letto e capì la ragione di tanto sconcerto. Un uomo era steso nel letto. Sembrava stesse dormendo, anche se dai tubicini che gli uscivano dal naso intuì che non era immerso in un semplice sonno, ma il tratto che la sconvolse erano i suoi lineamenti. Le ricordavano senza dubbio quelli di qualcun altro. «Non è possibile. Quest’uomo assomiglia in modo impressionante a Billy.»   
                               

                                        Continua…?